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Giornalismo Costruttivo

Opinionista: riflessioni nate dopo Sanremo 2020

Sanremo 2020 mi ha offerto su un piatto d’argento alcune riflessioni sul ruolo dell’opinionista e sul giornalismo in generale. Il festival di Sanremo è certamente un appuntamento mediatico e culturale importante per il nostro Paese. Come ogni altro evento di questo tipo, rappresenta l’opportunità concreta, per i giornalisti, di fare il proprio lavoro e farlo in modo etico, rispettoso e costruttivo.

Guardo il Festival di Sanremo principalmente per osservare come si muove l’informazione. In passato ho seguito questo evento per delle testate giornalistiche con cui ho collaborato. Ho vissuto la sala stampa dell’Ariston, goduto dei privilegi e ho scritto tanto sul tema. Ho visto nascere nuovi artisti e osservato i nomi della musica italiana. Insomma, gran bel periodo che mi ha lasciato tanta esperienza, momenti di incredibile crescita e qualche riflessione che ha contribuito a guidarmi nella direzione del giornalismo costruttivo.

Cosa succede durante i giorni di Sanremo? Di tutto. La stampa rincorre lo scoop, la polemica, il giudizio a tutti i costi. Anche quest’anno ho notato le stesse abitudini in alcuni giornalisti. No, non in tutti e non generalizzo. Conosco professionisti di grandissimo valore con cui ho condiviso conferenze stampa e incontri e che mai si permetterebbero di criticare in modo irrispettoso un artista. Gli altri, invece, hanno generato in me alcune riflessioni che riguardano la professione dell’opinionista.

Sanremo 2020: le mie riflessioni sul giornalismo

  • Le pagelle. Il fatto che i giornalisti siano chiamati a dare delle pagelle agli artisti, agli abiti, ai conduttori mi appare da sempre un’abitudine poco etica e costruttiva. Considerato che le toglierei anche dalle scuole sostituendole con i feedback costruttivi, mi vien da dire che sono più utili i racconti e le opinioni ben strutturate che non un giudizio così perentorio.
  • Il rispetto. Le critiche, quando non sono costruttive, feriscono. In questo ultimo Sanremo qualche artista lo ha reso noto: si sta male ad essere etichettati. Lo hanno fatto i giovani che probabilmente sono meno abituati o forse più intraprendenti. Chissà, varrebbe una considerazione questo aspetto. Ci sono giornalisti che hanno risposto a questo commento affermando che chi lavora nello spettacolo deve allenare la propria autoironia e il il giornalista rappresenta un aiuto in questo senso. Ergo: ti colpisco così e tu ti fai una risata. Ho provato a scandagliare il codice deontologico a cui noi giornalisti dobbiamo rispondere e no, non ho trovato alcun invito in questa direzione. Quindi per me resta il fatto che l’insulto è una chiara mancanza di rispetto.
  • Essere critici. Più leggevo e ascoltavo i giornalisti più si rafforzava in me un insegnamento che ho ricevuto nella mia vita professionale e a cui tengo fede: lo sguardo critico è lo strumento di un giornalista, non l’obiettivo. Che in pratica significa: mi preparo, uso il mio sapere per approfondire ma lo scopo non è mai colpire il talento, la professione, i valori di altri.
  • Insulto. Affermare “sono un giornalista” non autorizza all’insulto o alla mancanza di rispetto altrui. In realtà dovrebbero essere le parole che ci ricordano la responsabilità che abbiamo come professionisti dell’informazione. A volte ci son cappelli che indossati ci fanno sentire migliori. Una vera illusione: migliore di chi? E perché poi? E dove sta scritto che un essere umano possa insultare un altro essere umano?

Chi è l’opinionista?

Quella dell’opinionista è una professione a tutti gli effetti. Non esiste una scuola di formazione specifica: lo si diventa con lo studio, l’approfondimento di una tematica e tanta esperienza. Opinionista è chi esprime opinioni- A voler essere precisi, recita la Treccani, è un giornalista della stampa o della radiotelevisione che commenta fatti politici e di costume. Commenta, il che significa che deve avere una reale conoscenza dell’argomento e stare sul pezzo. Ci sono grandi opinionisti che portano valore al lettore e altri che cercano unicamente la visibilità. Si possono riconoscere perché esprimono giudizi perentori, istigano alla polarizzazione (ci invitano a scegliere da che parte stare) e non aggiungono valore. Il rischio, in questo caso, è quello di fomentare odio e di svegliare anche gli istinti più sopiti di chi legge.

Volendo tirare le somme, sull’opinionista si possono affermare due cose:

  • Non è improvvisato ma studia e fa esperienze prima di parlare
  • Non insulta ma esprime una propria opinione nel rispetto dei valori umani

Principi questi che andrebbero messi bene in evidenza in merito a qualunque altra professione. Mai perdere la connessione con gli esseri umani, essere attenti ad aggiungere valore e non solo parole e garantire sempre eleganza ed educazione.

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