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Ispirazioni

Alberto Caspani: porto la filosofia al parco

Alberto Caspani è un amico. Un collega giornalista con cui ho avuto il piacere e la fortuna di viaggiare molte volte durante la mia “precedente” vita di giornalista di turismo. Ho dei ricordi bellissimi di momenti trascorsi insieme alla scoperta di Paesi straordinari come le Isole Cayman e il Guatemala. Alberto, una penna efficace come poche, ha sempre avuto la grande passione per la filosofia. L’ha studiata, ne ha fatto una presenza costante nella propria vita e, oggi, è riuscito a portarla all’interno del Parco di Monza. La sua storia dimostra una cosa importante: si può fare. Si può portare la filosofia al parco.

Che cosa muove la tua passione per la filosofia?

L’esigenza di esercitare il dubbio critico, ricercando una verità capace di spiegare anche quanto siamo soliti considerare “naturale” o “evidente”, mi ha accompagnato sin dai primi anni, al pari di quella meraviglia per la complessità della vita che Aristotele riconosce all’origine dell’abito filosofico. Essere filosofi, al di là dal titolo accademico poi conseguito in teoretica all’Università degli Studi di Milano, è dunque un modo d’essere, un’arte di vivere, che conforma la propria etica in quanto uomo e cittadino. Dall’altra, però, implica la consapevolezza di un cammino del pensiero che induce a non abbracciare in modo eclettico e talvolta irriflessivo le diverse vie alla saggezza o alla verità, ponendo di volta in volta una questione di metodo. In sostanza, la filosofia ci aiuta a vivere in modo meno ingenuo, a superare le barriere dell’ignoranza e a riconsegnarci a una dimensione di solidarietà.

La filosofia nella vita quotidiana: come si inserisce, perché può trasformare il punto di vista?

Proprio perché la filosofia è un abito, non può essere considerata una disciplina a sé, una scienza fra le scienze da mettere in gioco a seconda della specializzazione richiesta. La filosofia ci accompagna nel momento stesso in cui solleviamo una domanda sul perché qualche cosa accade così come accade, riapre spazi di senso e possibilità là dove il sapere disciplinare tende a tracciare rotture, permettendo di adottare un punto di vista sintetico e dinamico: sotto lo sguardo della filosofia ogni realtà è sempre legata all’altra, ogni sapere viene interrogato genealogicamente su se stesso oltre che sul proprio oggetto, senza mai dimenticare che l’apertura prospettica sul tutto è sempre presa nel tutto stesso.

Portare la filosofia al parco: com’è nata la tua idea?

Da alcuni anni a questa parte, e con sempre maggior urgenza, in Occidente è avvertito il bisogno di riportare l’educazione fuori dagli spazi accademici, o specialistici, in cui è stata relegata dal nostro modello di sviluppo economico e tecnologico. Non si tratta di un’istanza che muove dal solo mondo “intellettuale”, ma è un bisogno spesso avvertito dal cittadino stesso, investito da un flusso d’informazioni ormai incontrollabile e tendente a inibire scelte consapevoli. Abbiamo cioè bisogno di ritagliarci uno spazio di “sospensione”, un’area protetta dove tornare a guardarci e viverci per quello che siamo, e non per quello che la società ci obbliga a essere. In tal senso, facendo care alcune suggestioni emerse in seno all’Istituto di Ricerche simboliche e immaginali di Milano, così come all’Istituto di Ricerche di Gruppo di Lugano, con cui ho avviato collaborazioni, la scorsa estate ho lanciato l’idea di ritrovarsi la sera nei giardini pubblici del mio Comune, Biassono. “Il giardino di Epicuro” è stata dunque la prima proposta messa in campo per raccogliere persone di ogni età, stimolandole a confrontarsi filosoficamente sui problemi d’oggi, in un ambiente piacevole, accessibile a chiunque e protetto, dove potessero tornare ad avvertire il loro legame sempre più tenue con la materialità della natura, con l’aperto. L’iniziativa è piaciuta a tal punto da spingermi a far proprio l’entusiasmo dei partecipanti e valorizzare questa formula nello spazio più accogliente sopravvissuto nel territorio dove abito, il Parco di Monza: qui, lontani da preoccupazioni quotidiane e potendo educarsi attraverso la bellezza dell’ambiente circostante, diventa molto più facile mostrare in che modo il sapere filosofico si declini in una pratica formativa che ci accompagna ad ogni passo. In questo senso il camminare consapevole si trasforma in un vero e proprio sapere della via, o in termini più classici, in una odosophia.

La tua idea è stata una scelta coraggiosa e dettata dalla passione: un messaggio per dire “si può fare”.

Uno dei vantaggi che la filosofia dispensa è appunto quello di riscoprire possibilità trascurate nello sviluppo della propria persona, così come della società in cui si vive. L’apertura di una nuova via di convivenza civica, come si sono dimostrati gli appuntamenti de “Il giardino di Epicuro”, ha sollevato inevitabilmente sospetti e preoccupazioni, perché ogni spazio di libertà critica rappresenta di per sé una potenziale minaccia per l’ordine costituito. In realtà, quella passione, o meglio quell’eros per la conoscenza che attraversa l’esercizio della filosofia, diventa un mezzo di perfezionamento della società stessa, più che un suo “avversario”: permette all’individuo di riconoscersi parte di una comunità più ampia, lo rende consapevole del suo destino come specie oggi addirittura minacciata dalla rottura degli equilibri ecosistemici, fa in modo che il riconoscimento delle proprie qualità si riversi in un’idea di bene comune, invitandolo non solo alla riflessione o alla critica, ma soprattutto a un agire responsabile verso la cosa pubblica. A una progettualità che, stando alle parole del filosofo tedesco Ernst Bloch, sia animata dal “principio speranza”.

Hai realizzato un sogno: si può dire?

Più che di sogno in sé, parlerei di un sogno a occhi aperti: l’idea di ridare linfa alla responsabilità etica, attraverso la filosofia, è un modo di condividere con chi mi sta vicino quello che sono, ma anche divento, ogni volta che mi metto in cammino, sapendo che la direzione verso cui muoviamo non ha ancora contorni ben definiti, né verità costituite, ma si alimenta progressivamente del contributo di ciascuno. Siamo alla ricerca di un “continente speranza” e, in qualche modo, abbiamo i mezzi, le occasioni e i progetti per abitarlo, ma anche la consapevolezza che qualsiasi modello realizzato porta già in sé i semi di un ulteriore avvenire. Semplicemente perché la vita non smetterà mai di attraversare l’idea.

Il primo appuntamento con la filosofia nel parco è il 9 novembre alle 21.00. Il tema della serata sarà la “Filosofia del cammino e del viaggio”. A seguire altri incontri di cui potete trovare info sulla pagina eventi di Facebook dedicata all’iniziativa o sul sito di Altrimenti.

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