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Giornalismo Costruttivo

Come si diventa giornalisti costruttivi?

Il giornalismo è al giro di boa. Non credo, in tutta onestà, che si possa continuare a svolgere la professione come lo si è fatto per anni e fino a oggi. Sono cambiate le dinamiche dell’informazione ma è cambiato soprattutto il sentire del lettore. Se si ama questa professione è arrivato il momento di chiedersi come si diventa giornalisti costruttivi.

Quella del giornalista è una vera e propria vocazione. Se non fosse così non riuscirei a giustificare gli anni di gavetta, la fatica che si fa a entrare in contatto con le redazioni e quella che i freelance – sempre più numerosi – devono fare per passare le proprie proposte in redazione. Qualcuno afferma che il motivo per cui l’informazione ha abbassato la qualità sia proprio dovuto alla stanchezza di chi la professione la svolge.

E forse è anche così. Quando faccio consulenza ai professionisti che si rivolgono a me o tengo i corsi nelle redazioni o all’Ordine dei Giornalisti, scoprendo gli elementi base del giornalismo costruttivo molti affermano di ritrovarci la motivazione e l’entusiasmo dei primi tempi. Ciò che li ha fatti innamorare della professione.

Mi emoziono sempre quando sento queste parole. Perché io credo fermamente che la mia sia una delle professioni più belle al mondo e mi dispiace profondamente vederla imbruttire sotto l’effetto dei click farabutti o della superficialità dei contenuti.

Diventare giornalisti è stato un sogno per molti. Per alcuni si è tradotto in realtà e per altri è rimasto tale. C’è poi chi ha deciso di abbandonare la professione per guardare altrove proprio quando si è percepito il cambiamento della professione.

Stiamo perdendo una grande opportunità. Di questo sono convinta. Esplorare il giornalismo delle soluzioni – o costruttivo – è un modo per restare in piedi, trovare nuove strade e diversificare. Ci vuole coraggio e dovremmo smettere di credere che non lo abbiamo. Io lo riconosco in ogni giornalista che conosco. Stiamo parlando di una professione coraggiosa di per sé: non ha mai un porto sicuro ed è migliore amica dell’imprevedibilità.

Il giornalismo costruttivo è un cappello che si può indossare quando si racconta una storia con lo sguardo volto alle soluzioni più che al problema. La sua mission è spingere il lettore all’azione costruttiva.

Come si diventa giornalisti costruttivi?

Il primo passo è guardarsi dentro e ritrovare il guizzo che ci ha fatto scegliere questa professione. Credo fermamente che sia tutto lì: cosa ci ha spinto a scrivere per informare? Quali sono stati i valori umani che abbiamo sentito vibrare dentro di noi al momento della scelta o della costruzione del sogno? Queste domande valgono anche per chi ci sta pensando oggi e non sa come affrontare il giornalismo senza doversi adeguare alle modalità di scrittura e divulgazione che conosciamo bene.

Passando agli aspetti più tecnici della professione ho cercato di identificare 3 linee guida che risultano essere un ottimo punto di partenza:

  • Identifica una storia che ruoti intorno a una soluzione rintracciata, testata o in via di analisi. Si può trattare di un problema che interessa tutto il genere umano (il cambiamento climatico) oppure solo una generazione o una categoria. Costruisci la storia raccontando cosa è accaduto, a che punto siamo e dove possiamo andare concretamente.
  • Spingiti sempre oltre le 5 W del giornalismo. Un articolo volto alla soluzione non può limitarsi a raccontare chi, cosa, quando, come, dove e perché. Ha bisogno di una sesta W: What now? Cosa succede ora? In questa direzione possono aiutarti esperti, istituzioni, protagonisti delle storie.
  • Chiediti sempre se quello che stai raccontando è un esempio concreto, porta valore ed è scalabile ad altre realtà. In questo ultimo caso è importante che ci siano indicazioni concrete su come la soluzione possa replicarsi. Il giornalismo è educazione dell’adulto.

Il giornalismo costruttivo è impegnativo. Ma è quello di cui abbiamo bisogno, è ciò che restituisce valore alla nostra professione. Queste linee guida sono un buon inizio per chiunque faccia informazione: blogger, giornalisti e comunicatori. Ma sono un ottimo spunto anche per chi vive le notizie da fruitore perché nel momento in cui si sceglie di condividere un’informazione non possiamo pensare di non avere una responsabilità.

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