StefanoGianuario

Oggi, sul divano virtuale delle buone notizie, si accomoda Stefano Gianuario. Un amico, un collega, una delle persone che stimo di più. Stefano è una buona – buonissima – penna, arguto nell’interpretare le notizie. Certo, è un giornalista, direte. Si ma anche qualcosa di più, aggiungo io. Chi lo conosce sa cosa intendo. Credo, semplicemente, che sia un artista e come tale abbia la capacità di rendere unico ogni suo lavoro. Sia esso un articolo, un racconto, un romanzo o un pezzo di musica. Già, perchè Stefano è anche cantautore. Lo so, ora starà leggendo sorridendo e passandosi una mano sul mento. “Assu, sono lusingato”. Che posso dirti Ste lo penso davvero. E lo sai. E poi, ti ho chiesto di passare di qua con qualcosa di tuo e mi hai detto un si cosi entusiasta che sono io quella lusingata. Quanto a voi, miei cari…godetevi queste parole e capirete di cosa parlo.

E’ tutto un gioco da funamboli, un esercizio di stile in sospensione su un cavo spesse volte troppo teso e sottile, da far male ai piedi, da far pensare che il dolore possibile non trovi il ricambio in un sollievo auspicabile.

Ma sono vizi di forma,
dettati da quelle rigidità che si insinuano nel vivere, che serpeggiano nel quotidiano privo di colori abbaglianti, che diventano confortanti abitudini, che preferiscono una quiete presente a un rischio potente.
Si paga dazio nel credersi così intelligenti da non riuscire neanche più a capirsi, ci si arrocca dietro le torri delle pallide sicurezze conosciute, pensando non ve ne potranno mai essere di migliori.

E invece vi è sempre un’alternativa,
perché non esiste un’armonia prestabilita, perché non siamo altro che le scelte che facciamo, perché quando si smette di pensare a cosa si possa perdere, si inizia a trovare, si comincia ad avere.

E’ tutto un lavoro di misura, un percorso fatto con dovizia (chiunque sia questa tizia), uno scambio continuo e costante, senza vincitori e sconfitti, ma solo partecipanti fieri, individui gongolanti e grati di essere stati scelti, al punto da considerarsi degli eletti, dal ritenersi unici e speciali.
Roba da alzarsi dal letto e correre a baciare lo specchio, non per imponenti fuoriuscite dell’ego ipertrofico, ma per aver ritrovato, ancora una volta, intatto, quel sorriso che parla di bellezza pura.
E non esiste sacrificio e la fatica diventa un piacere e le paure di ieri sono le conferme di oggi.
Certo, la posta in gioco è alta ma, d’altra parte è l’unico modo possibile per sconfiggere i demoni che portano aridità, spegnimento, brutture e quella morte interiore che uccide lentamente, come un veleno che dà assuefazione.

Sul piatto c’è tutto, perché quando si vuole tutto, si gioca sempre in all in, puntate da dilettanti non se ne possono fare.
Ma l’Amore è un gioco da professionisti, le regole sono le stesse di sempre e sempre sono in cambiamento ma essere stati invitati è un lusso che parla di fortuna tutta.

Stefano Gianuario