L’informazione, in qualunque forma, ci racconta le storie del mondo in cui viviamo. Ma sappiamo tutti che questa non è la fotografia completa della realtà. Quella che ci viene presentata è solo una piccola frazione del mondo. Noi lettori questo lo sappiamo. Ed è in questa consapevolezza che si cela la nostra responsabilità e la nostra scelta.

La maggior parte delle notizie che vengono presentate come fatti del giorno sono solo una piccola, piccolissima, parte di ciò che in quella giornata è accaduto.

Abraham-Hicks sostiene una cosa interessante: bisognerebbe consentire ai media di riportare notizie relative alla giornata in misura proporzionale rispetto a quello che è successo in quella specifica giornata. Questo significa che se si vive in una città di un milione di abitanti e quel giorno è accaduto un fatto di cronaca nera, i giornali e le tv dovrebbero dare a quel fatto un milionesimo di spazio e non di più. In quello stesso giorno, infatti, ci saranno state persone che hanno vissuto un successo, qualcuno che ha goduto della compagnia delle persone che ama, qualcuno che ha fatto una donazione o che ha aiutato la comunità, qualcuno che ha contribuito a diffondere l’amore nel mondo.

Se tutti noi, lettori, non ci lasciassimo coinvolgere cosi tanto dai drammi riportati sui giornali, i media dovrebbero trovare altro di cui parlare. Ecco dove risiede la nostra responsabilità: nella scelta di cosa leggere e approfondire, nei mi piace su Facebook donati a una notizia, nella condivisione di quel fatto, nei commenti che alimentano l’energia della notizia stessa. A volte facciamo tutto questo in buona fede: pensiamo che commentare sui siti o sui social media esprimendo il nostro dissenso sia un segnale positivo, in realtà nell’ epoca storica in cui viviamo non è tanto il contenuto di quel messaggio che conta ma il fatto di averlo scritto. Abbiamo contribuito al valore di quella notizia. “Bene o male purché se ne parli” si dice nel mondo dei media. E oggi vale più che mai.

E’ possibile fare una scelta anche nella lettura dei giornali. Possiamo vagliare le notizie, selezionare quelle da cui trarre ispirazione e non disperazione o paura. Possiamo cercare le storie che sostengono la nostra attività e che ci forniscono idee stimolanti. Quando leggiamo la notizia di qualcuno che sta vivendo un brutto momento allora trasformiamola in qualcosa di positivo. Milton Petrie, filantropo americano, amava fare proprio questo. Ogni giorno leggeva le notizie per scoprire se qualcuno era in difficoltà e poi si chiedeva come poterlo aiutare. Un giorno Petrie aiutò con una importante donazione la famiglia di un poliziotto vittima di un colpo di pistola mentre era in servizio. In Italia abbiamo una persona che fa la stessa cosa in forma anonima e che io ho avuto la gioia di incontrare: l’Angelo Invisibile.

Petrie ha utilizzato il denaro perché ne aveva a disposizione ma tutti possiamo aiutare con parole e azioni molto potenti. Penso all’attacco alle Torri Gemelle di New York che generò un flusso di amore incredibile. Milioni di persone da ogni parte del pianeta hanno offerto denaro, servizi, supporto, competenze, sangue. O ancora penso alla notte di Parigi e all’iniziativa #porteouverte con cui gli abitanti della città accoglievano in casa chi si trovava per strada durante l’attacco terroristico.

Abbiamo uno straordinario potere: la scelta. L’attuiamo sempre, anche inconsapevolmente. Scegliamo quando davanti alla macchinetta del caffè parliamo dei disastri avvenuti il giorno prima con un collega o quando decidiamo di guardare il tg mentre mangiamo o quando smettiamo di viaggiare per paura degli attentati. Scegliamo quando diamo valore a una notizia negativa e quando ci dimentichiamo che noi stessi possiamo generare notizie positive da portare nel mondo.

Non possiamo esercitare il controllo su ciò che accade ovunque intorno a noi ma abbiamo il pieno controllo sull’uso che facciamo di quanto accade.