Umanizzare gli ospedali. Sembrerebbe un’affermazione strana al pensiero che gli ospedali sono nati per curare umani. Eppure spesso sentiamo notizie di malasanità o, trovandoci in una struttura clinica, viviamo momenti di sconforto per la poca cura e dedizione. Come sapete amo raccontare l’altra faccia della medaglia e per questo mi ha colpito la storia di Paola Matera, un medico dell’Ospedale Degli Infermi di Biella che fa qualcosa di molto speciale. Lei canta per i suoi pazienti.

Paola Matera è cresciuta in una famiglia di musicisti e per anni è stata solista in un gruppo rock. Nella sua storia c’è anche un musical. Sedici anni fa è rimasta bloccata a letto per una grave malattia e in quel periodo ha ascoltato semplicemente la musica. Ne ha tratto tanto beneficio da migliorare giorno dopo giorno anche grazie alle cure.

Oggi la dottoressa Matera è medico al Pronto Soccorso dell’Ospedale degli Infermi di Biella e ogni giorno canta per i suoi pazienti. Stiamo parlando di persone che soffrono molto e che trovano nella musica un grande sollievo. «Per me curare non significa solo richiedere esami strumentali o di laboratorio, ma dedicare loro tempo, curare la loro anima rassicurandoli con un sorriso, perché la malattia più temibile è la paura di non farcela» ha dichiarato a La Stampa.

Il canto rassicura e per questo, trovandosi a passare nei corridoi della struttura biellese, si potrebbe sentire brani come “Il cielo in una stanza” o “Che sarà” o ancora “Don Raffaé”. Sempre se i pazienti non avanzano richieste particolari.

L’amore che Paola mette nel suo lavoro è straordinario e lo è altrettanto l’impegno verso l’umanizzazione di questo ospedale italiano che prevede anche lo scambio di libri, le letture ad alta voce in reparto, il pianoforte nell’atrio dell’ospedale a uso di medici, pazienti e visitatori, le opere di artisti e le foto delle montagne biellesi nei corridoi.

Questi sono gli esempi da portare nella nostra sanità.
Prendete questa storia con il giusto rispetto e valore: focalizzatevi sul bello e non su quello che non trovate altrove. E se ne avete la possibilità raccontate e condividete questa storia affinché possa portare il cambiamento anche in altre strutture ospedaliere.