Mi sono immaginata a 24 anni. E mi sono portata dietro l’immagine di questa me per tutto il tempo in cui ho guardato (e riguardato) il Ted di Monica Lewinsky. Ha toccato delle corde profonde e mi ha portata a immaginare empaticamente cosa possa essere stata la vita di questa ragazza poi diventata donna dal 1998 in poi.

Ho scoperto il Ted di Monica Lewinsky solo qualche settimana fa ma è stato tenuto nel 2015. Non so quanti anni avevate all’epoca del famoso Sexgate ma credo che di Monica sappiate la storia: una ragazza di 22 anni che, come dice all’inizio della conferenza, ha commesso un errore: innamorarsi del suo capo. Solo che il suo capo era il Presidente degli Stati Uniti d’America. Una cosa da non sottovalutare, direte voi. Ok, ma qui non voglio portare la vostra attenzione su questo. Non voglio parlare dell’etica o del tradimento o di altro. Quello che di questa conferenza mi ha colpito nel profondo è lo stato d’animo di questa donna. E’ la cultura dell’umiliazione pubblica che ha preso vita da questa storia, è un punto di vista empatico e compassionevole.

Siamo nel 1998, all’inizio della rivoluzione digitale. Per la prima volta le notizie arrivavano online amplificandone l’effetto.

“Sono passata in breve tempo dall’essere una persona completamente privata a essere un  personaggio pubblico umiliato in tutto il mondo. Sono stata il paziente zero a perdere la sua reputazione globale quasi istantaneamente”.

Queste parole mi hanno colpita tanto. Sono entrate come una lama dentro di me, donna, coetanea  e giornalista. Perché quanto è accaduto è stato questo: la stampa ha gridato allo scoop, al giudizio, al disdegno. La stampa e l’opinione pubblica hanno avuto fretta di giudicare scagliando pietre virali che non sono mai più tornate indietro. Ma dietro tutto questo c’era una persona. Una donna in carne e ossa. Una donna con un’anima.

Mi sono fermata a immaginare i momenti che può aver passato Monica Lewinsky allora. Mi sono immaginata lei mentre ascoltava gli audio delle sue telefonate – di cui lei stessa si stava vergognando – passate alla tv, in radio e sui media online. Me la sono immaginata a letto la sera o davanti allo specchio del bagno. Me la sono immaginata distrutta da un errore a 22 anni. Distrutta dagli effetti di quell’errore. Poteva bastare la storia. Tutto il resto ha avuto solo il fine di sollevare gli ascolti e creare un caso. E’ etica questa?

L’unico motivo per cui lei oggi è ancora qui tra noi, racconta nel video, è perché sua mamma non si staccava un attimo da lei: di notte le dormiva accanto e le faceva fare la doccia con la porta aperta. Aveva paura di perderla, quella figlia. Di perderla uccisa dall’umiliazione globale.

Cosa fa oggi Monica Lewinsky? E’ tornata in pubblico nel 2014 dopo anni di assenza totale perché ha sentito  forte la sua missione: non permettere che altri ragazzi possano vivere quello che ha vissuto lei e, soprattutto, non lasciare che questi possano arrivare a gesti estremi perché umiliati pubblicamente sui social. Perché purtroppo di casi che raccontano questo ne leggiamo ogni giorno. Siamo nell’era del cyberbullismo e lei, facendo tesoro di ciò che ha passato, vuole essere d’aiuto.  Lo sta facendo sensibilizzando l’opinione pubblica e sostenendo diverse associazioni.  “Esiste un prezzo per l’umiliazione pubblica e con la rete si è amplificato” afferma la Lewinsky.

Io non riesco a immaginare cosa possa essere passato nella mente di chi, in quel 1998, scriveva articoli su questa ragazza aggiungendo dettagli inutili, divulgando parole dette senza chiedere consenso e senza inserirle in un contesto. Non so nemmeno cosa possa aver spinto gli autori di 40 canzoni rap a schernire questa donna nei loro brani o a chi si è occupato di marketing a utilizzare l’immagine di Monica per ottenere visibilità. Non so, soprattutto, come possano essersi dimenticati che quella Monica Lewinsky non era un pupazzo ma una donna che leggeva, ascoltava, vedeva tutto ciò che di lei veniva detto, scritto e mostrato.

Compassione. Empatia. Dobbiamo amplificare questi sentimenti con cui affrontiamo la quotidianità. Anche quando scegliamo di condividere una storia o di cliccare per un mi piace. “Più seguiamo queste storie più diventiamo insensibili. Più diventiamo insensibili, più clicchiamo queste storie” afferma la Lewinsky di oggi riferendosi ai casi di cyberbullismo e molestie online che riguardano la nostra realtà contemporanea. Troppo spesso i genitori scoprono cosa stanno vivendo i ragazzi tardi, quando non si può più intervenire. E’ possibile superare l’umiliazione, questo il messaggio della Lewinsky impegnata concretamente e attivamente.

Questo Ted mi ha toccata nel profondo. Credo che ognuno di noi debba guardarlo perché illumina, aiuta a cambiare prospettiva e ci riporta a  riflettere consapevolmente sulla dignità umana.

Nessuna persona al mondo – qualunque sia stato il suo errore – merita di essere umiliato a questo modo. E nessuna persona al mondo ha il diritto di umiliare un altro essere umano magari sedendo a una scrivania o parlando con gli amici al bar.

Dietro ogni storia c’è una persona, un’anima. E questo non possiamo, non dobbiamo, dimenticarlo. MAI.