La gratitudine ci fa stare bene. Questa affermazione ha trovato conferma in diversi studi scientifici effettuati negli ultimi 20 anni. Ma perché? Questa domanda è stata oggetto di nuovi studi effettuati da un gruppo di ricercatori dell’Indiana University guidati da Joel Wong e Joshua Brown. Il loro obiettivo, in questo nuovo studio, è stato quello di comprendere come la gratitudine modifica il nostro cervello.

In questi anni di studio e di approfondimento ho proposto strumenti e nuove abitudini che allenano la gratitudine a diverse persone che vivevano uno stato di depressione con effetti incredibili. In particolare il diario della gratitudine è uno strumento usato in abbinamento alle terapie per la depressione. Gli studi effettuati da grandi ricercatori e psicologi come il prof. Martin Seligman e Robert E. Emmons, hanno dimostrato come un atteggiamento di gratitudine costante e autentico possa contribuire a renderci persone felici.

Il nuovo studio condotto dall’equipe di Joel Wong e Joshua Brown ha evidenziato come questo possa accadere. I due ricercatori hanno coinvolto 300 adulti che avrebbero iniziato un percorso terapeutico di salute mentale. Molti di loro mostravano segnali di ansia e depressione. I partecipanti sono stati divisi in tre diversi gruppi. Tutti hanno iniziato lo stesso percorso terapeutico ma a un gruppo è stato chiesto di scrivere una lettera di gratitudine a settimana a un’altra persona per tre settimane; a un secondo gruppo è stato chiesto di prendere nota dei propri pensieri profondi circa esperienze negative della propria vita; al terzo gruppo non è stata chiesta alcuna attività di scrittura.

Ciò che è emerso dopo questo esperimento è che i partecipanti che avevano scritto le proprie lettere di gratitudine hanno manifestato miglioramenti significativi rispetto agli altri due gruppi di partecipanti. L’abitudine a scrivere una lettera di gratitudine, quindi, risulta essere benefica anche per chi sta seguendo un percorso terapeutico. Anche nel breve periodo.

Ma ciò che hanno scoperto gli studiosi è ancora di più: la gratitudine modifica il nostro cervello ed è questo che la rende cosi efficace sia in condizione di buono stato di salute mentale che in fase depressiva.

 

  1. La gratitudine ci allontana dalle emozioni tossiche.

Analizzando le parole utilizzate dai partecipanti allo studio a cui è stato affidato un lavoro di scrittura, è stato rilevata una forte percentuale di parole relative a emozioni positive e frasi che utilizzavano la prima persona plurale “noi” nelle persone che hanno scritto le lettere di gratitudine. La carenza di pensieri e parole legate a emozioni negative è risultata essere la chiave del benessere mentale delle persone coinvolte. Scrivere una lettera di gratitudine allontana l’attenzione dalle emozioni tossiche come risentimento e invidia. Quando scriviamo quanto ci sentiamo felici per la presenza di una persona nella nostra vita, diventa difficile rimuginare sulle esperienze negative. Anche quando sono legate alla stessa persona.

  1. La gratitudine aiuta anche quando non è condivisa

Il gruppo di partecipanti allo studio non era tenuto a inviare la propria lettera di gratitudine. Solo il 23% di loro lo ha fatto ma i benefici sono stati importanti per ogni persona coinvolta nell’esperimento. Questo significa che se abbiamo necessità di recuperare le nostre emozioni positive verso una persona possiamo scrivere una lettera di gratitudine rivolta a lei ma anche non spedirla. Per mia esperienza personale posso confermare che questo è vero ma che inviare la lettera di gratitudine amplifica l’effetto e, soprattutto, porta beneficio anche a chi la riceve. Quindi migliora la relazione con l’altra persona ed è un modo per donare amore estremamente efficace.

 

  1. I benefici della gratitudine richiedono tempo

Ci vuole tempo. I benefici della scrittura associata ai sentimenti di gratitudine sono emersi gradualmente nel corso del tempo. Quando iniziamo una pratica di gratitudine come la lettera o il diario della gratitudine è importante sapere che molto dipende dallo stato in cui ci troviamo. Quello che amo dire alle persone è che la gratitudine ha effetti immediati ma che per beneficiarne a ogni livello mentale e fisico occorre costanza, pazienza e determinazione. E’ un allenamento. Si può entrare in uno stato di gratitudine in 60 secondi ma se ne prolunga l’effetto psico-fisico solo nel tempo, mantenendo costante l’atteggiamento grato.

  1. La gratitudine ha effetti prolungati sul cervello

Dopo tre mesi dallo studio condotto, l’equipe di Wong e Brown hanno richiamato i partecipanti notando ancora delle grandi differenze tra coloro che hanno scritto le lettere di gratitudine e coloro che non lo hanno fatto. I primi avevano ancora un forte sentimento di gratitudine che li ha portati ad essere più generosi e più attenti al modo in cui esprimono la propria gratitudine. Passando allo scanner l’attività cerebrale, è emerso che le persone con un attitudine alla gratitudine attivano la
corteccia prefrontale mediale, la zona del cervello associata con l’apprendimento e la capacità decisionale. Le persone grate sono più curiose e sensibili, altruiste e pronte a scoprire nuovi modi per essere grati.

 

Questo studio è solo una parte di un progetto più ampio su cui i ricercatori dell’Indiana University sono al lavoro. Di certo è emerso che scegliere la gratitudine come atteggiamento quotidiano incrementa il nostro stato di benessere, attiva alcune zone del nostro cervello, permette di alimentare relazioni sane e ci consente di superare momenti di ansia e depressione.

Se non avete mai scritto una lettera di gratitudine, quindi, iniziate subito.

A chi scrivereste ora? Qual è la persona della vostra vita a cui volete dedicare pensieri di gratitudine?