Siete pronti a un post che potrebbe sollevare un polverone? Parliamo di Jovanotti e il lavoro gratis. Ci ho pensato molto se scriverne o meno ma poi ho deciso di farlo. Perché le polemiche sollevate ieri sui social media dopo l’intervento dell’artista all’Università di Firenze mi hanno lasciata molto perplessa. Perché credo che chi ha gettato critiche gratis lo abbia fatto semplicemente leggendo quanto i media hanno scritto. E perché occupandomi di giornalismo costruttivo sono andata a fondo alla vicenda e ho capito che Jovanotti ha detto ben altro. Insomma, la solita vecchia storia dei giornali che fanno sensazione.

Abbiamo la polemica facile. Questa cosa è ormai risaputa. Prendiamo per partito preso quello che leggiamo sui media tradizionali e, nella maggior parte dei casi, non ci prendiamo nemmeno la briga di controllare le fonti.

Ecco come accade che un artista dica qualcosa, i media ne diano un’interpretazione ovviamente da prima prima pagina effetto wow!, i polemici la sostengano e l’effetto a cascata sia negativo.

Jovanotti è un artista che stimo perché lo ritengo positivo e divulgatore di messaggi molto belli e orientati alla gratitudine e alla felicità. Non sono tra le sue fan più accanite ma apprezzo l’uomo oltre che l’artista. Ecco perché quando ieri ho notato la polemica sui social media mi sono sinceramente stupita.

Dai tweet e dai post apparsi ovunque si percepiva che Jovanotti, durante un intervento all’Università di Firenze, avesse detto qualcosa tipo che il lavoro gratis per i giovani è una cosa positiva. Anzi, sembrava proprio che l’artista avesse caldeggiato il lavoro gratis.

Ora. Io svolgo una professione che, purtroppo, pensa che in cambio di esperienze si possa lavorare gratis. L’ho fatto anche io all’inizio della mia carriera giornalistica. Però ancora oggi ricevo proposte di testate che richiedono lavoro in cambio di nulla se non un viaggio, la partecipazione ad eventi o simili. Il tema del lavoro gratis, quindi, mi sta molto a cuore.

Nonostante questo, quando ho letto i commenti su Jovanotti mi sono spogliata di ogni pregiudizio e sono andata a cercare il suo intervento. Volevo la fonte.
Ed è stata lì l’amara e piacevole sorpresa. Amara perché ancora una volta si è cercato l’aspetto negativo in un messaggio positivo. Piacevole perché Jovanotti ha lanciato un messaggio invece molto bello. Molto umano, direi.

L’artista non ha parlato di lavoro professionale non retribuito o sfruttamento dei giovani. L’artista ha parlato di volontariato in occasione di festival della musica. Ha inoltre raccontato di aver fatto lui stesso esperienze simili in adolescenza alle sagre di Cortona. Fare il volontariato in quelle occasioni, ha detto, lo rendeva più felice dell’andare in una colonia estiva.

Perché? “Imparavo a essere gentile con le persone” ha affermato Jovanotti.

Ecco il punto. Il messaggio dell’artista è che fare volontariato in eventi che durano qualche giorno aiuta a costruire qualcosa dentro di sé. E’ esperienza in questo senso. “Ho servito ai tavoli durante le sagre” racconta Jovanotti sottolineando che questo lo ha aiutato a crescere.

Sapete cosa ci ho letto io? Un invito a proporsi come volontari in eventi culturali di ogni livello. Un suggerimento ai giovani del tipo: partecipate alla comunità e crescerete. Un messaggio sociale secondo me molto bello. Ha usato termini come gentilezza, felicità, esperienza e crescita.

Altro che polemica gratuita!

E ora, guardate anche voi il video dell’intervento.

Cosa ne pensate?