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Ispirazioni

Il manager della felicità: una realtà possibile.

“Io credo che ogni azienda dovrebbe avere un manager della felicità”. Ad affermarlo è Alexander Kjerulf, che di professione è, naturalmente, CHO – Chief Happiness Officer. Come non essere d’accordo con lui? Anche io credo fermamente che la felicità sul lavoro possa portare a grandi benefici concreti e a risultati. Del resto, in ufficio si passa talmente tanto tempo che essere felici è il minimo che possiamo fare per noi stessi.

Alexander Kjerulf è un visionario, forse. Ma secondo me è soprattutto un sognatore. Di quelli che hanno ascoltato il cuore e hanno raggiunto un obiettivo. Esattamente il genere di persone che ho incontrato ieri durante la prima edizione del Dreamers Day di Milano.

Visionari, sognatori e realizzatori di sogni. Esistono queste persone. Sono coloro che non si fermano davanti ai “ma figurati se può funzionare!”. E credo che anche Alexander possa esserti sentito appellare come folle quando ha ideato la sua Woohoo Happiness at work.

In questi anni ho imparato a credere che la bellezza del mondo è in mano ai sognatori.

A loro dobbiamo immensa gratitudine. Perché solo a un visionario poteva venire in mente di creare una figura azienda denominata Chief Happiness Officer . Il manager della felicità. Colui che si prende cura della buona armonia in azienda. Partendo dal presupposto, fondamentale, che una maggiore felicità in azienda porta a maggiori risultati. Ci sono ormai numerosi studi che dimostrano come impiegati felici siano più produttivi.

Quali caratteristiche dovrebbe avere un manager della felicità?

Dal sito di Alexander Kjerulf si legge che per per prima cosa deve essere una persona felice. Si tratta, infatti, di una professione che ha un doppio risvolto: pratico e d’ispirazione. Il CHO ha attenzione per il benessere di ogni singola persona. Con il suo esempio porta leggerezza, serenità e buonumore in azienda.

A livello pratico ha il compito di organizzare eventi, iniziative, progetti che possano produrre effetti benefici sui dipendenti.

Ovviamente si tratta di una figura che deve essere approvata e appoggiata dal consiglio di amministrazione e dal presidente della società. Il top management deve sostenere le sue iniziative e credere nella forte potenzialità di questo manager.

Che ne dite? Vi sentireste pronti per investire su questa nuova professione?

In Italia si comincia a parlare di felicità in azienda in modo sempre più insistente. Siamo in un periodo storico in cui è diventato necessario riprendere in mano i valori umani.

Forse è arrivato il momento di dire basta ai musi lunghi, ai fraintendimenti tra colleghi, alla sensazione di essere sfruttati piuttosto che di collaborare a un progetto.

Del resto è tutta una questione di mentalità. Un tempo era impensabile che il sorriso potesse essere parte del lavoro quotidiano.