Educare i bambini è la cosa più difficile al mondo. Ti suona nuova questa affermazione? Credo proprio di no. Fino a che non ho avuto una figlia mi sono fatta andare bene questo concetto seppur non ne fossi pienamente convinta. Oggi, che Giulia ha quasi 4 anni, posso dire di essere certa che si trattasse di un errore. Educare i bambini è più facile di quanto si possa pensare. Basta considerarli come delle persone. E come tale rispettarli. Se si sentono rispettati, i bambini, rispettano.

Perché ti dico questo? Perchè questa mattina ho avuto una conversazione con una mamma che è andata più o meno cosi.

Lei “Io ho deciso di non organizzare la festa di compleanno a mio figlio”
Io “Perché?”
Lei “Troppi casini, cose da fare, il posto da trovare, gli inviti, i regali. No, no, meglio di no”
Io “Scusa ma a lui come lo spieghi? Giulia mi chiede la sua festa da due mesi e compie gli anni a Dicembre”
Lei “Ma si, è un bambino. Gli racconti due balle e sei apposto. Nemmeno si ricorderà”.

Il bambino in questione ha 4 anni.
Resto perplessa ma non giudico. Ormai ho imparato a fare cosi. Continuiamo a parlare d’altro e dopo un po’ lei mi dice:

“Ieri sera ho dovuto metterlo in castigo. E’ diventato impossibile tenerlo buono. Vuole solo giocare, saltare e fare i suoi personaggi”
Io: “Beh, è un bambino”
Lei: “Ma che bambino e bambino, deve imparare che non si può mica sempre giocare”.

Ancora resto perplessa ma non giudico.

No, non giudico. Solo che dopo diverse ore quelle parole mi circolano ancora in testa e senza giudizio continuo a pensare che qualcosa non torna.

I bambini sono bambini quando li si può intortare in qualche modo, spostare tipo pacchi da una parte all’altra, mettere in castigo ed evitare di fargli fare quello che desiderano. Diventano improvvisamente adulti quando a noi non sta bene che possano giocare per ore. No, qualcosa non torna.

Non possiamo pensare di farne quello che vogliamo perché non capiscono. Io e mio marito facciamo certamente sbagli e ne faremo ancora – ne ho già parlato in un post precedente – ma una cosa è certa: per noi Giulia è una persona. Questo significa che ha dei gusti, delle opinioni, degli spazi, degli interessi, dei desideri, dei momenti di rabbia, degli attimi di tristezza, dei moti di gioia e di inquietudine.

Noi la osserviamo, la rispettiamo e cerchiamo di coinvolgerla il più possibile in un’atmosfera familiare equilibrata. Con lei cerchiamo di vivere quante più cose possibili. L’abbiamo portata con noi da Amma lo scorso weekend. E’ stata fantastica. Era entusiasta e si è goduta la giornata serenamente. A chi le chiedeva dove fosse andata rispondeva “Dalla signora degli abbracci”. Avremmo potuto lasciarla ai nonni e viverci in serenità la giornata di domenica. Ma per noi la serenità è condividere con lei i momenti speciali oltre a quelli quotidiani.

Certo, anche lei va in castigo, anche lei viene ripresa e anche lei a volte fa i capricci. E’ una bambina. Il compito dei genitori è essere consapevoli che una bambina è una persona e lo è sempre. Non solo quando ci fa le coccole ed è amorevole.
E poi, sto incontrando talmente tante persone che hanno smesso di ridere e giocare con l’età adulta (anche loro sono stati bambini!) che io non direi mai a Giulia di non ridere o di non giocare. Potrei ridurle il tempo del gioco se dobbiamo cenare ma durante la cena ridiamo. E questo fa la differenza.

A quella mamma vorrei tanto dire: “non è vero che tuo figlio dimenticherà la sua festa. Forse sembrerà a te, ma lui questo evento lo registrerà nella sua mente”.