Milano sorprende e conquista. Va contro gli stereotipi e accoglie una nuova realtà meravigliosa: la Fondazione Empatia. E’ la prima in Italia e la seconda in Europa dopo l’Empathy Museum di Londra. Un evento, questo, che mi ha spinto ad alcune riflessioni sul valore dell’empatia.

Mettersi nei panni dell’altro. Sentire l’altro dentro di sé. Il concetto di empatia si può riassumere in queste due affermazioni. L’empatia è la capacità di comprendere pienamente lo stato d’animo dell’altro: che si tratti di gioia, tristezza, dolore.

Brené Brown, l’autrice e ricercatrice americana che da anni dedica i suoi studi ai rapporti umani, definisce l’empatia con un’immagine che a mio avviso rende perfettamente l’idea.

“Vedere l’altro in un buco nero e scendere con lui per aiutarlo dopo essersi connessi con qualcosa dentro di noi che conosce la sensazione che quella persona sta provando”.

Questa immagine mi fa pensare a un episodio che mi è capitato quando andavo all’Università. Una mattina rientravo a casa con la metropolitana e sulla banchina del treno ho notato una ragazza seduta per terra con un viso molto pallido, piegata su di sé e visibilmente in difficoltà. Le persone la guardavano e si allontanavano senza fare nulla. Le passavano accanto troppo prese da altro. Lei stava li in silenzio, nel suo dolore. Non chiedeva aiuto. Nella mia testa sono passati tanti pensieri ma uno più insistente degli altri: avvicinarmi a lei. E cosi ho fatto. Mi sono avvicinata, le ho chiesto se potevo esserle di aiuto. E in quel momento ho scoperto che si trattava di una ragazza a cui era arrivato semplicemente il ciclo mestruale e non aveva con sé alcun rimedio per alleviare il dolore. L’ho aiutata ad alzarsi. Ci siamo sedute sulla panchina e in quel momento ho alzato gli occhi e ho visto intorno a me almeno 6 persone che chiedevano di poter essere utili. Quelle 6 persone erano li anche prima. Una di loro ha preso un tè alla macchinetta del caffè, una ragazza si è offerta di accompagnarla fino a casa.
E’ bastato che una sola persona notasse quella ragazza e il suo dolore per spingere altri a farlo.
Quella sera ricordo di essere tornata a casa con tante domande ma con la serenità di aver aiutato qualcuno.

Il seme dell’empatia ci appartiene. E’ dentro di noi ma non viene spesso irrigato. Perché? La risposta degli studiosi di neuroscienze è che siamo troppo assorbiti in noi stessi per poterci occupare dell’altro. Semplicemente. Questo spiegherebbe perché nessuno si è avvicinato alla ragazza sulla banchina della metro fino a che non è scattato il click dell’empatia innata. Qualcun altro ha risvegliato il seme.

Vi racconto questo perché alla nascita della Fondazione Empatia Milano ho dato questo stesso valore. La nuova realtà milanese è la “persona” che si alza e aiuta empaticamente. E’ l’opportunità che abbiamo per fare qualcosa per l’altro. Per metterci nei suoi panni e comprendere il suo dolore o la sua gioia.

La FEM è anche l’occasione per abbassare quelle barriere che noi stessi abbiamo alzato. Spesso a bloccare il nostro istinto empatico è la paura. E questa è la più grande nemica dell’empatia. Come si può uscire da questa impasse e irrigare l’empatia che alberga dentro di noi? Con il dialogo, la condivisione, la partecipazione.

E questi sono i principi che muovono la FEM che inizierà la propria attività concreta il prossimo autunno. Il calendario si sta delineando in queste settimane ma ci sono già due eventi definiti: il 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Palazzo Marino si animerà con eventi speciali; a novembre invece prenderà vita la Human Library, un metodo innovativo per promuovere il dialogo e favorire la comprensione tra le persone nato in Danimarca. La Human Library è composta da veri e propri libri umani – persone con un vissuto da raccontare – che saranno a disposizione del pubblico per essere ascoltati.

Ma i progetti della Fondazione saranno moltissimi. Tra le idee figura anche la realizzazione di percorsi multimediali dove ci si potrà letteralmente mettere nei panni altrui come accade già a Londra all’Empathy Museum. Sono certa che ogni attività sarà un passo in più verso l’unione e la consapevolezza di essere uniti tutti dall’amore. Senza alcuna distinzione.

L’empatia ci fa stare bene e fa bene agli altri. Per praticarla basterebbe uscire dal nostro guscio e andare nel mondo. Li le occasioni non mancano di certo.