La felicità sul lavoro è direttamente proporzionale a quanto facciamo bene il nostro lavoro. Ma non solo. Siamo persone e in quanto tali abbiamo un innato bisogno di contribuire, creare valore e fare la differenza. E’ una cosa che ci piace tanto anche se non ne siamo sempre consapevoli. Quando facciamo un buon lavoro ci sentiamo soddisfatti di noi stessi e orgogliosi. Ci sentiamo ricchi. Quando invece sappiamo che non stiamo lavorando bene la sensazione è di inadeguatezza, di perdita del controllo e di infelicità e frustrazione. Vi torna?

Possiamo sentirci felici se otteniamo un risultato ma spesso accade che il risultato stesso non ci riempia di gioia e soddisfazione. Perché? Abbiamo bisogno di altro. Abbiamo necessità che i buoni risultati ci facciano sentire bene.
Molte sono le ricerche che evidenziano l’insoddisfazione sul lavoro, la scarsa motivazione e il blocco della creatività come i motori dello stress e di quello che conosciamo come burnout.

Qual è una buona strada per ritrovare la felicità sul lavoro?

Tutto ruota intorno al tuo “perché”.
E’ importante sentire e riconoscere la NOSTRA motivazione. Perché stiamo svolgendo questo lavoro? Rispondendo a questa domanda troviamo ( o forse no?) il significato del nostro impegno, la nostra motivazione. Quando sappiamo con chiarezza perché svolgiamo un compito e come questa attività possa aiutare gli altri abbiamo tutte le risposte. Troppo spesso prendiamo il lavoro come un’attività che riempie la giornata e ci fa mettere il pane in tavola. Cambiamo punto di vista: cerchiamo il perché della nostra professione. Ogni azienda dovrebbe rendere partecipe del proprio “why” ogni persona.

Qualche tempo fa ho incontrato un mio amico che frequentava la mia stessa scuola elementare. E’ stato bello ritrovarsi, fare due chiacchiere e raccontarsi il percorso di vita. Alla domanda “che lavoro fai?” io ho risposto raccontando di me e ho naturalmente chiesto a lui di cosa si occupasse. La sua risposta è stata – quasi in difficoltà – “io sono semplicemente un operatore ecologico, ora si chiama cosi giusto? Non mi piace ma almeno mi garantisce uno stipendio”. E’ rimasto molto colpito dalle mie parole che mi sono nate dal cuore “wow! allora è te che devo ringraziare perché qui le strade sono sempre pulite! Pensa in che condizioni sarebbero senza te e i tuoi colleghi”. Confesso che ho messo maggior enfasi rispetto a questa mia affermazione ma solo perché ho visto che era in evidente difficoltà e volevo alleggerire la situazione. Non avevo certo l’ambizione di fargli vedere le cose in un altro modo.
E invece è accaduto. E’ stato lui a spiazzarmi “Cavoli, lo faccio da 10 anni ma non l’ho mai vista in questo modo. Alzarmi al mattino all’alba o fare il turno di notte ora avrà un sapore diverso”. Si è allontanato con un sorriso di gratitudine che mi ha davvero emozionata. Ho pensato a sua moglie, ai suoi due bambini e al beneficio che avrebbero tratto da questo suo nuovo atteggiamento.

Questo mio caro amico ha trovato il suo perché. Io mi sono portata a casa un grande insegnamento e la gioia incontenibile di aver contribuito a ispirare un nuovo punto di vista.

Ora tocca a te. Riesci a vedere il tuo perché? Riesci a trovare la chiave per la tua felicità al lavoro?