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Ispirazioni

I due volti dell’ottimismo (e la teoria della casa sull’albero)

L’economista Paul Romer fa una distinzione molto interessante tra ottimismo compiaciuto, quello che prova un bambino che aspetta i doni di Natale, e l’ottimismo condizionato, il sentimento che prova lo stesso bambino quando desidera una casa sull’albero e realizza che se recupera del legno e delle corde può convincere gli altri bambini ad aiutarlo nella costruzione.

Trovo questa distinzione illuminante perché rivaluta il concetto di ottimismo troppo spesso accusato di offrire una visione distorta della realtà. I famosi “occhiali rosa”. Se l’ottimismo compiaciuto è ingenuo, quello condizionato è una spinta all’azione, all’intraprendenza e alla ricerca della soluzione.

Romer è arrivato a queste due differenti definizioni dell’ottimismo ragionando sui grandi problemi del mondo come il cambiamento climatico, per esempio.

«Non possiamo essere ottimisti compiaciuti sul cambiamento del clima ma possiamo adottare un ottimismo condizionato. Conosciamo alcune azioni che possono aiutarci a migliorare la situazione e possiamo comprendere quanto ancora ci sia da esplorare su questo problema che interessa la nostra esistenza».

Naturalmente non è pensabile risolvere una problematica di questa entità con semplici azioni ma scegliendole è possibile sostenere il progresso, lo studio, la prosperità, i mercati. È come dare un segnale forte del proprio impegno, portare un esempio e generare un vortice di scelte positive che certamente risulta meglio della “speranza” nel cambiamento.

«Non è come dire che il progresso abbia risolto il problema ma significa affermare che abbiamo identificato cosa funziona e dobbiamo continuare a farlo».

Intuirai il senso di questa riflessione: definire una direzione alimenta la motivazione e il proprio perché.
Ho provato a trasferire questo concetto di ottimismo condizionato a ogni altro progetto che riguarda il nostro percorso di vita. A volte amiamo affidarci a un ottimismo compiaciuto ma questa è una scelta che ci conduce all’attesa più che all’azione.

Se invece scegliamo di identificare le condizioni che ci conducono verso l’obiettivo – di qualunque natura esso sia – questo diventa un atteggiamento costruttivo. Quell’approccio che occorre adottare nella vita se vogliamo davvero realizzare qualcosa.

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