Il mio Paese mi ha donato tanto e io trovo il modo di restituire ciò che ho ricevuto in una forma a me consona. Un’immagine che potrebbe apparire utopica o che forse desterebbe tante polemiche e lamentele. Perché a livello superficiale non ci verrebbe mai di ringraziare lo Stato. Eppure soffermandosi sui dettagli qualcosa per cui dire grazie potrebbe davvero esserci. Negli Stati Uniti questa idea della restituzione di un dono è molto forte. Lo è a livello personale ma anche con le istituzioni. Si chiama give back. Una forma straordinaria ed elevata di gratitudine. Quella che ha spinto Diego Piacentini, manager internazionale, a prendere una decisione fuori dagli schemi ma di grande esempio.

Il give back impazza sui social media soprattutto a livello internazionale. Se seguite l’hashtag su Instagram potreste scoprire un mondo: dalla moda al make up, dal volontariato alla beneficienza. Il concetto è semplice: ho ricevuto e desidero restituire. Gratitudine. Semplicemente gratitudine. Ma, in alcuni casi, la più difficile da praticare perché richiede l’abbattimento di pre-concetti e credenze limitanti.

Come nel caso di Diego Piacentini, manager internazionale che ha nel suo curriculum incarichi in Apple e Amazon e che ora ha deciso di tornare in Italia con una mission speciale: «dare una mano al Governo nel processo già avviato di trasformazione digitale e di contribuire alla semplificazione della relazione tra la Pubblica Amministrazione, i cittadini e le imprese».

Ma cosa avrà mai di speciale questo incarico?

Piacentini lo farà gratis per due anni. E quando si dice gratis si intende davvero gratis: nessun bonus, niente privilegi, niente rimborso spese o vitto e alloggio. Tutto sarà a sue spese.

A Mario Calabresi che lo ha intervistato su Repubblica e che gli ha chiesto perchè lo fa, Piacentini ha risposto cosi: “Nei miei sedici anni negli Stati Uniti sono stato contagiato da un’idea forte, quella di restituire al proprio Paese, alla propria scuola, alla propria università. E’ il concetto del “Give back”. Appena arrivato a Seattle nel 2000 venni invitato ad una cena di beneficenza organizzata dalla scuola elementare pubblica in cui avevamo iscritto il figlio più grande. Mia moglie, che a Milano l’anno prima aveva raccolto 800mila lire per l’asilo, era molto curiosa. Restammo sconvolti quando sotto i nostri occhi vennero raccolti 170mila dollari per finanziare le attività scolastiche. Uno dei commensali ci disse: è quasi un obbligo morale: hai avuto successo e restituisci a chi ti ha formato”.

Questa idea di restituzione è straordinaria. Mi auguro davvero Piacentini possa fare scuola nel nostro Paese in questo senso. E’ un concetto sano, costruttivo, ottimista e collaborativo. Dovrebbe nascere spontaneo ma non è sempre cosi. Ecco perché confido nell’esempio straordinario di questo manager. Che il give back possa contagiare quante più persone in Italia. Certamente, dal canto mio, gli sono grata per aver portato quest’idea sui giornali italiani. Perché sono certa che in molti ne hanno sentito parlare per la prima volta.

Piacentini, non ha solo messo a disposizione il suo know how ma ha creato anche posti di lavoro. Lui stesso, in un suo post pubblicato su Medium ha elencato le posizioni aperte. Fatevi avanti senza paura. Accanto a un manager di questo tipo non si potrà far altro che imparare. E una cosa, per la verità, ce l’ha già insegnata: essere grati al proprio Paese si può. Anche quando si è stati fuori per tanti anni, anche quando si è lavorato per grandi aziende.

Un gesto, quello di Piacentini, di grande umiltà e consapevolezza.

Non datelo per scontato quando la vostra vita di cittadini vi sarà resa più semplice.