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Curiosità: un beneficio per la nostra evoluzione

Curiosità: un beneficio per la nostra evoluzione

Mi è capitato spesso di riflettere su cosa sia la curiosità. È una caratteristica appartenente solo ad alcuni oppure fa parte del nostro essere umani? Si allena la curiosità? Si può diventare curiosi in un particolare momento della nostra vita? Ho ascoltato più volte persone dire “sono curioso di natura” o altre affermare “non sono affatto curioso”.

Trovo sia sempre interessante notare come siamo capaci di definirci dettando sentenze che spesso non trovano riscontro nella realtà. Come se noi vedessimo altro di noi stessi rispetto alle persone con cui ci relazioniamo. E spesso questo “altro” è una visione che volge al basso.

Quindi, tornando all’argomento di questo articolo: cos’è la curiosità? Per rispondere vi invito a fare un tuffo nel passato. A quando eravate dei bambini. In quegli anni in cui le domande più ricorrenti erano “perché?” o “cosa significa?” o “come si fa?” o “come fai a sapere questa cosa?”. Quelli sono capitoli della vita in cui la curiosità è nella sua massima espressione e incarna perfettamente questa definizione:

la curiosità è il desiderio di cercare sempre nuove esperienze e scoprire nuovi saperi.

È questo desiderio che spinge i bambini a porci tutte quelle domande, a mettere le dita nella presa della corrente con aria interrogativa o spingere bottoni che non dovrebbero spingere. Sono gesti coraggiosi che spesso gli adulti interpretano come sfide o come parte di un atteggiamento troppo vivace. Fino a scoprire che si tratta degli istinti di ogni bambino che viene al mondo e – quindi – anche degli adulti di oggi.

Da adulti diventiamo più riservati e previdenti che curiosi. Abbandoniamo l’istinto alla scoperta e ci rintaniamo in ciò che sappiamo per certo. Lasciamo da parte la curiosità e ci arrendiamo a una vita di certezze e di apprendimenti obbligati.

Riflettendo, quindi, appare chiaro che la curiosità è un atteggiamento che appartiene a ogni essere umano. Fa parte della nostra essenza e del nostro innato desiderio di esplorazione. Non esistono persone che nascono con in dote una maggiore dose di curiosità, esistono persone che mantengono il proprio atteggiamento curioso verso la vita e ne traggono un gran beneficio.

Quando siamo curiosi affrontiamo il mondo con l’atteggiamento di chi vuole esplorare, apprendere e trarre nuove esperienze da ogni scoperta. Il neuroscienziato Jaak Panksepp, padre delle neuroscienze affettive, ha definito la curiosità come una delle chiavi per una vita rigogliosa. Quando siamo ricompensati dalla nostra curiosità il nostro approccio alle differenti situazioni della vita è caratterizzato dal desiderio, dallo stupore.

Quando non siamo curiosi, al contrario, è come se scegliessimo di chiudere la porta alle domande e nascondere ciò che non conosciamo. Va da sé che questo atteggiamento ci impedisce di aprirci a nuove esperienze e nuove trasformazioni. Esistono altri studi interessanti condotti dallo psicologo Todd Kashdan che evidenziano come un approccio curioso alla vita consente di allentare lo stato di ansia e accettare meglio ciò che non si conosce. Una mente curiosa è giocosa, divertente, anticonvenzionale, non giudicante e ama trovare le soluzioni ai problemi.

 

Come si sviluppa la propria curiosità?

 

Se non siete più abituati alla curiosità non demoralizzatevi subito. Occorre tempo per risvegliare questa attitudine umana. Quello che potete iniziare a fare da subito è : cambiare le domande. Puntate tutto su domande differenti da quelle che siete abituati a fare. Quando incontrate una persona non chiedete semplicemente “come stai?” ma provate a stimolare il vostro interesse in altre vostre curiosità: ponete attenzione su qualcosa che avete notato in questa persona. Portate l’attenzione sull’altro e vi verrà sicuramente una domanda differente, curiosa, autentica e di stimolo a una conversazione differente.

Essere curiosi è fondamentale anche in un percorso di formazione personale e di crescita professionale. Ascoltate il punto di vista delle persone che incontrate, anche se vi sembra lontanissimo dal vostro. Le ispirazioni possono arrivare da ogni conversazione, ogni parola e ogni esperienza. Non limitatevi ad ascoltare solo chi vi supporta o solo le persone che conoscete bene. Aprite gli orizzonti dell’ascolto, lasciatevi ispirare.

Srini Pillay, psicologo e scrittore, definisce tre percorsi mentali che possono elevare il nostro livello di curiosità.

Un salto nella distrazione. Pillay ci stimola a prenderci 15 minuti al giorno di “sogno” inteso come tuffo nell’immaginario. Non si intende, in questo caso, dedicarsi del tempo mentre facciamo altre attività come passeggiare o fare giardinaggio perché saremmo spinti a cercare una connessione tra ciò che facciamo e i pensieri che arrivano nella nostra mente. La distrazione che alimenta la curiosità nasce dalla contemplazione e dall’attenzione rivolta al nostro interno. Pensare, pensare e immaginare. Questo dobbiamo fare.

Credere nella possibilità. Credere nell’impatto positivo di un’esperienza sconosciuta incrementa il flusso di dopamine nel nostro cervello. Questo è quello che ci raccontano gli studi scientifici ma possiamo facilmente testarlo su di noi: provate a pensare all’ipotesi che l’incontro che vi aspetta andrà alla grande, che il nuovo lavoro sarà un’esperienzia di grande evoluzione e che la burocrazia, per quanto lunga, può risolvere un vostro problema. Vigore ed entusiasmo si possono alimentare con il solo pensiero ed è questo a modificare il nostro atteggiamento e il nostro sguardo curioso.

Cercare l’ispirazione. Quello che di meraviglioso ci insegna la vita è che l’ispirazione può arrivare inaspettatamente e da fonti di ogni genere. L’ispirazione non è inafferrabile. Pillay indica tre step per alimentare l’opportunità di essere ispirati. Per prima cosa ci invita a prendere un’immagine, un video o un oggetto che amiamo, ci stimola sensazioni positive. Poi ci invita a uscire per una passeggiata con questa immagine nella nostra mente dandole il permesso di vagare. Nella nostra mente si attiveranno nuove connessioni che ci porteranno ad essere ispirati a un’azione in particolare. Tornando alla nostra attività precedente potremmo mettere in atto quanto abbiamo ricevuto.

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