In questo 2017 ho avuto una grande opportunità: relazionarmi con gli adolescenti in tema di gratitudine e giornalismo. Vi confesso che prima di iniziare questo percorso di esplorazione dell’età teen ero fortemente a disagio. Come ci si relaziona con un adolescente? Era questa la domanda costante nella mia mente. Una domanda che nasceva certamente da alcune credenze che ho visto crollare dopo la prima ora di confronto con loro. Alla fine di questo anno posso dire che gli adolescenti che ho incontrato sono stati grandi maestri per me.

Quando nella vita sentiamo di avere paura o di essere a disagio, allora proprio quella è la strada che dobbiamo percorrere. È quello il momento in cui la nostra anima ci sta guidando a compiere un passo in più verso la nostra missione. L’ho appreso lungo il cammino e ne ho trovato riscontro più volte.
In questo anno che sta volgendo al termine ho voluto sentire questa voce e mi sono avvicinata agli adolescenti andando anche nelle scuole. Un pubblico che ho spesso temuto di affrontare per via di alcune credenze a cui ho dato credito in questi anni. Gli adolescenti sono difficili, non hanno voglia di impegnarsi, gli adolescenti non leggono e pensano che tutto sia dovuto.

Immaginate voi quando mi sono avvicinata a un gruppo di meravigliosi ragazzi della scuola media e superiore per dire loro che si può vivere nella gratitudine e che è bene leggere storie di ispirazione. Avevo paura. Si. Paura di non essere compresa, di non trovare riscontro in loro.

Poi ho adottato una semplice scelta che ho fatto mia in questi anni: ho fatto un profondo respiro a occhi chiusi, mi sono spogliata di tutto ciò che pensavo in quel momento, ho ritrovato la connessione con la mia missione in questa vita e sono entrata nella stanza con un grande sorriso.

La prima cosa che ho fatto è stata: presentarmi. Poi ho chiesto loro di fare la stessa cosa. Infine li ho ascoltati. Si, ho lasciato che esprimessero le proprie opinioni, che lasciassero andare il flusso di idee. Doveva essere, quel primo incontro, un momento in cui avrei dovuto insegnare loro come si fa un giornale. I ragazzi erano probabilmente pronti a trascorrere un’ora con un adulto che avrebbe parlato a non finire. Invece…Invece no. Hanno raccontato loro. E l’adulto ha ascoltato.

Ed è stato allora che ho appreso la prima lezione importante: gli adolescenti hanno dentro un fiume creativo meraviglioso che vuole emergere. Sono in un momento della vita in cui sentono di poter dare al mondo ma hanno ancora gli adulti che dicono loro “fai cosi”. Vogliono esprimersi. Ecco cosa desiderano gli adolescenti. Vogliono poter dire “io la penso cosi…” Appare una banalità, forse, ma non lo è. È rispetto. Profondo rispetto per loro.
Guardare quegli occhi pieni di gioia nel momento in cui esprimono le proprie idee è magico. Osservare lo stupore di trovare degli adulti che li ascoltano è una grande ispirazione. Lo è stata per me.

Ho imparato tanto altro da questi ragazzi. Leggono ma non necessariamente ciò che vorremmo noi adulti. Sono curiosi, tanto. Non si trovano rappresentati dai media. Questo ultimo aspetto mi ha colpita molto. Il motivo per cui non leggono i giornali è semplice per loro: non li comprendono e li trovano troppo ricchi di cattive notizie.

Loro hanno bisogno di storie di ispirazione – «tipo quella di Bebe Vio» mi ha detto una ragazza – hanno necessità di comprendere cosa sta accadendo nel mondo e di poter ritrovare uno spazio anche per loro. «Sembra che per noi sia possibile leggere solo i fumetti, i giornalini di musica o per teenager. Noi, invece, abbiamo bisogno di iniziare a leggere come i grandi» mi ha confidato un ragazzo. Vogliono iniziare a sentirsi grandi, perché lo sono in effetti.

Hanno bisogno di una guida, certo. Ma che sia pronta ad accogliere le loro richieste e ad ascoltarli. Se si apre il dialogo possiamo anche ritrovarci un adolescente incredibilmente grato per ciò che ha. «Noi sappiamo di essere molto fortunati a frequentare una scuola cosi aperta alle iniziative» ha affermato un ragazzo proponendomi di fare un’inchiesta sulla bellezza della loro scuola per il giornalino. Un pezzo che è finito in prima pagina perché mosso dalla gratitudine e dall’idea di un giornalismo che possa portare il bello. «Di sicuro c’è qualcosa che va sistemato a scuola, però ci piace pensare a quanto sia bella per noi. Non tutti i nostri coetanei hanno la stessa opportunità».

Mi sono inchinata di fronte alla saggezza e alla creatività di questi ragazzi cosi ricchi di doni pronti da offrire al mondo.