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Giornalismo Costruttivo Ispirazioni

Come ho capito cosa volevo fare da grande

Sin dall’età di 6 anni avevo ben chiaro cosa volessi fare da grande: scrivere, viaggiare, leggere e dire alle persone che il mondo è un posto bello in cui vivere. Questo era ciò che rispondevo agli adulti che speravano già di indirizzarmi verso una professione più che verso delle passioni. Ho tenuto duro e non li ho mai accontentati. Non sapevo quale potesse essere la professione in grado di mettere insieme queste quattro attività che mi affascinavano. Di sicuro ce ne sono molte altre, per me la scelta è stata il giornalismo.

Appena sono diventata capace di scegliere e decidere ho coltivato la mia curiosità attraverso la lettura, la scrittura e il racconto di storie. Sui viaggi ho dovuto attendere ancora un po’ ma ricordo di tutte le volte che chiedevo a mio padre di non prendere l’autostrada perché troppo noiosa. Avevo bisogno di persone, finestre con la luce accesa, strade secondarie, negozi e paesaggi differenti. Mi servivano per immaginare storie ed emozionarmi.

Durante l’Università ho deciso che sarei diventata una giornalista. Così ho iniziato il mio viaggio, anche detta gavetta. Ho scritto, negli anni, di cronaca, attualità, cultura, benessere e turismo. Il tassello viaggi si è aggiunto alla mia professione.

Tutto questo con enorme soddisfazione fino a qualche anno fa. Era il 2012 quando mi sono resa conto di non essere pienamente soddisfatta della mia vita professionale.

In un lungo momento di riflessione ho capito che avevo realmente realizzato il mio sogno di fare la giornalista, ma non lo avevo realizzato nella sua interezza. Perché io volevo essere una giornalista di ispirazione. Volevo che le parole scritte da me fossero motivo di riflessione e contribuissero a costruire qualcosa nella vita delle persone.

Non lo stavo facendo. Non sempre, per lo meno. Ero ancorata alle logiche del giornalismo così detto “tradizionale” che bloccava questo moto di ispirazione. Non era meglio o peggio, era diverso. Ma, di certo, non era ciò che volevo davvero.

È stato allora che ho vissuto il primo dei 4 momenti importanti della mia vita.

LA SCELTA.

In quel momento di riflessione ho deciso di provare a realizzare il pezzo di sogno che non avevo avuto il coraggio di far fiorire. Perché di questo si tratta. Ero entrata a piè pari nelle logiche del “giornalismo italiano” quelle che dicono che “tanto funziona cosi”. Forse è vero, ma per me c’era qualcosa in più. Ed era arrivato il momento di cercarlo.

Cosi ho dato un nome al mio sogno:  il blog su cui state leggendo questo post. Ho cominciato a raccogliere le storie di chi aveva cambiato la propria vita. Le cercavo online attingendo a fonti internazionali. Il blog ha cominciato a prendere vita. Io me ne occupavo nei ritagli di tempo. Prima venivano le collaborazioni consolidate da anni (e remunerative!) e poi arrivava lui, il mio sogno.

Mese dopo mese, però, il sogno ha cominciato a strutturarsi. Si sono aperte nuove connessioni e nuovi incontri. E cosi, a un certo punto, il mio sogno ha bussato alla mia spalla e mi ha chiesto di più. Voleva più tempo da me. Più passione. Più dedizione.

Come l’ho capito?

Mi trovavo in luoghi splendidi del mondo con colleghi diventati amici e il mio unico desiderio era quello di essere a casa a scrivere il prossimo post per i miei lettori.

Quando ero a casa mi alzavo la mattina e cominciavo a lavorare per gli altri mentre l’unico pensiero andava alla prossima storia da sviluppare. Era tutto molto chiaro dentro di me. Dovevo fare di più.

CURA.

Ed eccoci al secondo momento importante del mio percorso.
Ho cominciato a invertire la programmazione. La mattina mi occupavo prima del blog e poi di tutto il resto. Mi alzavo prima e organizzavo la giornata di conseguenza.
Una scelta apparentemente semplice che, però, ha cambiato le priorità nella mia mente. E cosi qualcosa di nuovo è successo. La comunità del blog era, nel frattempo, cresciuta. I messaggi dei miei lettori anche. Si sono aperte nuove opportunità per me. Ho conosciuto un nuovo modo di lavorare e di interagire con le persone.

Il mio sogno mi stava chiedendo ancora di più.

Ero entrata nella terza fase.

FOCUS.

Era arrivato il momento di prendere la decisione più importante: cosa fare di un sogno che stava crescendo e che in tutti i modi mi diceva di voler andare da qualche parte?

Ho scelto.

Avrei lasciato andare tutte le collaborazioni giornalistiche che non contribuivano al mio sogno. Con immensa gratitudine per chi aveva creduto in me e per il percorso fatto, era tempo di passare ad altro. Era tempo di occuparmi totalmente del mio sogno. Il 2 Febbraio 2015 mi sono svegliata felice e leggera. Era il primo giorno di lavoro solo per la mia visione.

Da allora, ogni giorno mi sveglio felice di occuparmi di lui e ogni sera mi addormento grata per essere riuscita a farlo. Le opportunità che mi si sono aperte durante la strada sono state tante e sempre più stimolanti.

In tutti quei mesi di lavoro costante e vera dedizione, qualcuno ha provato a dirmi di “restare con i piedi per terra e lasciare perdere” ma io ho scelto di non farlo. 

Ho scelto di sognare e di rendere reale il mio sogno.
In questa terza fase ho compreso che fino a quando non focalizzi la tua attenzione su ciò che vuoi non riesci a realizzarlo. Le distrazioni turbano il percorso.
Solo lavorando quotidianamente ho potuto accedere a nuove ispirazioni e suggestioni, a nuovi contatti e relazioni interessanti.

FIDUCIA.

La fiducia ha fatto il resto. Ascoltare quelle farfalle nello stomaco che ti fanno percepire l’emozione di essere nel tuo non è ciò a cui siamo abituati. Soprattutto se veniamo disturbati dalle opinioni altrui spesso distruttive. Eppure, ogni volta che diamo fiducia a quel nostro sentire poi ne siamo felici. Ed è questa sensazione di pienezza che alimenta ulteriormente la fiducia. Per me questo ultimo aspetto è stato fondamentale per delineare la strada di quella che risulta essere la mia mission oggi: divulgare un giornalismo costruttivo orientato alle soluzioni.

Mi chiedono spesso se questa può essere considerata la ricetta magica. No, non lo è. Io non credo esistano ricette valide per tutti. Si tratta, semplicemente, di quello che è accaduto a me. Mi auguro tu possa trarne ispirazione adattandolo alla tua esperienza personale.