meeting2_lcolLe conferenze stampa sono piccoli capitoli del grande libro del lavoro di giornalista. Ognuna di loro si distingue fosse anche solo per essere la più semplice. Lavorando nel turismo alcune si svolgono in località che profumano di mare – convention con alcune decine di persone a Djerba, Palma de Maiorca, Ibiza, a bordo di una nave da crociera tanto per citarne alcune – altre avvengono negli aeroporti che comunque conservano un fascino particolare per chi è appassionato di viaggi come me. Poi ci sono le conferenze nelle location cittadine – Milano ne è piena – che possono essere banali o culturalmente interessanti, modaiole o di design. Infine, restano le board room delle aziende: sterili e – a volte – eleganti sale riunioni adatte magari a piccoli incontri.

Vi starete chiedendo dove voglio arrivare. Abbiate fede. Le conferenze sono il mio pane quotidiano e purtroppo mi ritrovo quasi sempre a pensare: “ma non basterebbe un piccolo dettaglio per renderle più divertenti”? Mi spiego. Seduti, qualche slide sul pannello bianco, quando va bene il manager di turno un po’ brillante che fa una battuta per risultare simpatico. (I presenti sorridano per favore, soprattutto se in prima fila). Argomenti sempre meno divertenti anche per la solita vecchia storia della crisi-alibi-dei-nostri-giorni, le solite quattro domande a margine, coffee break, lunch buffet o cocktail di chiusura. Ecco. Tutti a casa o redazione a scrivere.

Va da sé che in tempi economicamente complicati non tutti possono permettersi di organizzare serate a teatro per presentare un prodotto o un progetto – come è accaduto in passato – o cene tematiche in ristoranti brasiliani o di altra etnia .Spesso la sala riunioni dell’azienda è la scelta più pratica, economica e immediata. Soprattutto la più rispettosa in questo periodo storico.

La location conta, è vero. Ma sono le persone che fanno la differenza. Non è la battuta tirata e magari preparata per tempo: è lo stile. Provate a immaginare a una conferenza stampa con numerose slide che partono con immagini di Bruce Springsteen. Si parlerà di musica? No, di un argomento tra i più complicati e ostici del mondo turistico: i gds. Non sto nemmeno a spiegarvi di cosa si tratta ma sappiate che dopo anni a volte ho bisogno di ripetizioni e mi rivolgo alla mia cara amica e collega Paola Baldacci (le sa tutte!!!). Però tornando al meeting, l’approccio fa la differenza. Quando Fabio Lazzerini, Ceo di Amadeus Italia apre le sue conferenze lo fa con uno stile che si distingue. E credetemi, niente di fantascientifico o pazzesco. Qualche slide della sua passione più grande , The Boss appunto, lo rende meno manager impostato. Si aggiunga la chiarezza e un linguaggio meno accademico e più “easy”, l’approccio fortemente social, la capacità di relazionarsi con tutta la platea presente e il gioco è fatto. Pochi dettagli ma efficaci. Se penso ai meeting nelle sale riunioni, scusate ma l’unica con un po’ di brio è quella che vi ho appena raccontata.

Vorrei dire…questo approccio più leggero facilita l’incontro, apre le menti, consente il flusso di energie. Se i top manager imparassero a essere più brillanti nei loro incontri, forse otterrebbero anche di più dai propri collaboratori. Siate creativi, divertiti e divertenti, appassionati e motivati: sarà meno noioso per voi e sicuramente più stimolante per il vostro pubblico.

Cosi … considerazioni di un venerdì di aprile da chi vi ascolta dalla platea!