Categoria: Storie di vita

L’albero della felicità: una giostra per disabili

Mi sono sempre chiesta perché i bambini e gli adolescenti disabili non potessero godere dell’esperienza di salire su una giostra come ogni altro coetaneo. Me lo sono chiesta la prima volta quando a un parco divertimenti ho notato una famiglia con 3 figli di cui uno disabile che restava a guadare – con gioia s’intende – i fratelli che si divertivano su un’attrazione. L’ho trovato ingiusto. Ricordo di aver sorriso a questo ragazzo e ricordo la sua voce “visto come si divertono? Sono i miei fratellini”. Lui aveva uno sguardo sereno ma per me è stato un tuffo al...

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Da Fao Schwarz si dimentica la propria età – di Lino Vuotto

Siete mai entrati da Fao Schwarz a New York? Io si e non ne volevo più uscire. Varcando quella magica soglia tutto cambia: non c’è età, nazionalità o professione che tenga: si torna bambini. Un sorriso indelebile si stampa sul viso e lo sguardo si apre a giochi e pupazzi di ogni genere. Dopo una visita a Fao Schwarz la giornata diventa diversa, non c’è storia. Se ci siete stati sapete di cosa parlo, se ancora non avete avuto il piacere fatevi invogliare dalla penna del nostro Lino Vuotto. Con il passare degli anni erano diventati abitudinari. Un po’ come tutti. Serate a casa, tv, qualche trasferta al mare o in montagna, ma poi una volta lì, precisi dentro casa. A loro va bene così e chi li conosce evita di invitarli per non creare imbarazzo. A chi non è capitato? A loro va bene così, è la loro vita e a stento ricordano il perché dei loro nomignoli, Monkey e Hyppo, a cui non rinuncerebbero per niente al mondo. Già, ma quando, dove? Eppure ci sono affezionati. Sono Monkey e Hyppo. Già. M&H. Al contrario, rispetto a… Fico! Stasera sono davanti alla tv. “Cosa danno?” “Porta a Porta” “No!”; “Il meglio di…” “Un Film?” “Big” “Chi?” “Big, con Tom Hanks”. “Meglio del resto”. Il destino si affaccia all’improvviso e ti chiama anche se non te ne accorgi. Big...

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Quella volta che…la tavola era imbadita a New York – di Lino Vuotto

Più che di sapori si parla di tradizioni. Più che di pranzi in famiglia di vere e proprie feste dell’abbondanza. Lino oggi ci fa tornare indietro di qualche anno: vecchi ricordi riaffiorano nella sua mente e anche nella nostra. Che bello quando il nonno ti diceva “mangia, assaggia”…per loro era sempre poco quel che mangiavi. Ovviamente siamo sempre nella Grande Mela. Fuori c’è la macchina blu di nonno. Che paura quella volta, poi ho guidato io. Dopo gli 80 anni meglio lasciare perdere. Ma nonno non mollava mai, neanche sul lavoro. Poi stava lì a capotavola. E aspettava tutti. La tavola lunga, ‘Mangia, assaggia’, poi i racconti. E il tempo che non esiste più. Su quella tavola ogni volta c’era di tutto, e tutto rassicurante: pasta, polpette, pollo cotto nello stesso sugo del pentolone pronto a salutarti al tuo ingresso. E poi viavai di cugini-amici-parenti. E nonno lì a capotavola. Il nonno sta lì. La tavola si moltiplica di ogni bendidio. Se fa caldo è il back yard, ma non cambia. Arriva l’ospite. Si fa da mangiare. Se il vino manca basta scendere sotto. Apri il rubinetto della botte e riempi di bianco o rosso, tutto fatto in casa. E i peperoni ripieni? Mio cognato Iwan non ha visto le torri gemelle (dall’alto), ma ha partecipato alla produzione annuale di peperoni ripieni da mettere poi sotto aceto e vino...

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Sogni che hanno cambiato l’umanità – di Lino Vuotto

Oggi con Lino parliamo di sogni: senza tempo, che volano alto e non solo metaforicamente. Salite a bordo con noi e allacciate le cinture…sorvoliamo l’Empire State Building. Li hanno visti percorrere Manhattan in lungo e in largo. Non avevano fretta, l’appuntamento era per la tarda serata, forse poteva essere anche la notte. Charles Augustus, Orville e Wilbur non sono passati del tutto inosservati con il loro abbigliamento demodé almeno quanto i loro nomi. Ma a New York per stupire ci vuole ben altro se incontri qualcuno sotto l’Empire o davanti al Metropolitan. Li hanno sentiti chiacchierare di molte cose, commentare gli edifici e le strade della città (non ci tornavano da molti anni e si stupivano di come era cambiata anche se avevano visto molte foto), ma anche discutere di formule, traiettorie, correnti d’aria usando parole di un tempo che fu. Al tramonto, avvicinandosi alla loro meta, si sono fermati e hanno alzato gli occhi al cielo verso quella nuova vetta del World Trade Center. Occhi lucidi, come capita a quasi tutti quelli che passano di lì. Dalle loro labbra pare sia uscita anche una parola forte, “perdono”, quasi si sentissero in qualche modo responsabili dell’11 settembre. Poi hanno deviato verso il fiume, di fronte alla Statua della Libertà. L’aereo avrebbe dovuto virare sopra l’Hudson per salutare la città prima di atterrare al Jfk. C’era anche altra gente in...

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Che Indipendence Day sarebbe senza i fuochi di Macy’s? – di Lino Vuotto

Se penso alla mia prima volta da Macy’s mi emoziono ancora. Il tempo dello shopping, lo store più grande al mondo e soprattutto lo store di New York. 111 anni di storia e chissà quante miliardi di emozioni regalate a donne – e non solo credetemi! – del mondo. Come è accaduto a me e come è accaduto a Paola, protagonista del racconto di oggi firmato da Lino. Sognate con noi… Ieri New York ha ripetuto uno dei suoi riti sacri dell’Independence Day. I fuochi d’artificio,che si ripetono da 35 anni, regalati alla città dall’icona Macy’s, World’s Largest Store, come orgogliosamente campeggia in Herald Square. È incredibile pensare come questo grande magazzino sia lì da 111 anni e rimanga un punto di riferimento per i locali e per i turisti di tutto il mondo. Un isolato, una decina di piani di shopping, quelle scale mobili in legno che ti fanno tornare indietro nel tempo e ti sembra di sentire note di foxtrot e di charleston. Ho una particolare passione e affetto per Macy’s, gli devo molto a livello personale. Se avete un po’ di tempo vi racconto perché. Paola non voleva andare a New York. Ci sono luoghi che ci spaventano senza sapere perché. Paola associava New York a Blade Runner e quest’immagine restava lì a inchiodarla lontano dai grattacieli. Autunno 1998, in casa domina la tristezza che arriva...

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GRATITUDINE

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