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L’arte del desiderio: 21 Giorni di meditazione con Deepak Chopra

Desiderare è vita. C’è solo una cosa più bella del momento in cui sogniamo: vedere il nostro sogno realizzato. Ma come si fa a realizzare il proprio amato sogno? Questa domanda è tra le più frequenti che sento fare ai corsi di crescita personale e spirituale e che leggo nelle mail che ricevo. Trasformare un desiderio in qualcosa di concreto è una vera arte che prende forza dalla propria consapevolezza e dall’essenza del desiderio stesso. E’ quello che si impara con il nuovo percorso di 21 Giorni “L’arte del desiderio – Manifesta la vita come tu la vuoi” di Deepak Chopra.

Il successo nasce dalle piccole cose. Anche l’insuccesso.

Il successo è fatto dalle piccole cose. Quelle piccole abitudini quotidiane che cambiano il nostro atteggiamento e ci trasformano nella persona che vogliamo diventare. E’ tutto li il segreto. E anche la difficoltà. Già, perché le piccole cose che fanno la differenza sono talmente semplici da applicare da essere anche talmente semplici da non applicare. Un filo sottile ci separa dal nostro successo personale. Dove per successo, sia chiaro, intendo qualunque stato ci renda felice e ci conduca a fare e essere esattamente ciò che vogliamo fare e chi vogliamo essere.

Giornata Mondiale della Gentilezza: come si può essere più gentili?

Cosa significa essere gentili? Credo che il modo migliore per definire l’atteggiamento della gentilezza sia “essere aperti al mondo”. Quando siamo aperti osserviamo il mondo che ci circonda, notiamo più cose straordinarie, apriamo il cuore agli altri e ci viene spontaneo amplificare la nostra gentilezza. Anche coltivare la gratitudine è un ottimo modo per essere gentili: diversi studi scientifici hanno dimostrato che le persone grate sono più predisposte all’empatia e a compiere dei gesti altruisti. Ma si può diventare gentili o incrementare questa attitudine? La Giornata Mondiale della Gentilezza ci offre l’occasione per qualche riflessione.

Richard Romagnoli e Pier Mario Biava: è tempo di Happy-genetica

Ridere fa bene. Avere pensieri positivi fa bene. Provare gratitudine fa bene. Non c’è ricetta migliore di un buon atteggiamento per affrontare la malattia e prevenire i nostri disturbi. Ho letto molto su questo tema e ho ascoltato tante parole. La questione, però, è sempre la stessa: come si fa concretamente a coltivare uno stato positivo quando si è nella malattia? La risposta a questa domanda l’ho trovata confrontandomi con due grandi menti della nostra bella Italia: Richard Romagnoli, esperto mondiale di Laughter Therapy e il prof. Pier Mario Biava, medico e ricercatore scientifico sul cancro.

La buona notizia è che c’è la pausa

La buona notizia è che c’è la pausa. Vorrei proporvi una riflessione su questa affermazione che gira nella mia testa in questi giorni. La scorsa settimana ho ricevuto molti doni. Ho partecipato al corso “Power. Catch Your Destiny” di Richard Romagnoli condividendo il mio tempo e lo spazio con persone straordinarie. Da ognuna ho imparato qualcosa, nella storia di ognuno mi sono vista riflessa in una o più parti. Richard ci ha guidati alla scoperta del nostro potere interiore per migliorarci e vivere la vita che desideriamo. Ma cosa c’entra la pausa in tutto questo?

Diego Piacentini e il suo “give back” , o anche detto gratitudine

Il mio Paese mi ha donato tanto e io trovo il modo di restituire ciò che ho ricevuto in una forma a me consona. Un’immagine che potrebbe apparire utopica o che forse desterebbe tante polemiche e lamentele. Perché a livello superficiale non ci verrebbe mai di ringraziare lo Stato. Eppure soffermandosi sui dettagli qualcosa per cui dire grazie potrebbe davvero esserci. Negli Stati Uniti questa idea della restituzione di un dono è molto forte. Lo è a livello personale ma anche con le istituzioni. Si chiama give back. Una forma straordinaria ed elevata di gratitudine. Quella che ha spinto Diego Piacentini, manager internazionale, a prendere una decisione fuori dagli schemi ma di grande esempio.

Elisa Bonandini: consulente d’immagine con il cuore

Era una di quelle mattine in cui Milano è proprio bellissima. Il nostro appuntamento: un bar delizioso vista Arco della Pace. La mia zona preferita della città. Sapevo che quell’incontro aveva un che di speciale. Ma solo dopo avrei compreso quanta meraviglia ci sarebbe stata. Elisa Bonandini e io ci eravamo incontrate virtualmente in una chat di Messenger presentate da una comune amica. Una di quelle persone che portano sempre tanta bellezza nella tua quotidianità e che ama condividere e mettere in connessione gli altri. Sara, questa nostra amica comune, mi ha insegnato proprio questo: la gioia di far incontrare le persone. E cosi, mi sono ritrovata in un luogo bellissimo di Milano, in una mattina fresca di mezza estate a chiacchierare per la prima volta in vita mia con una consulente di immagine. Elisa, appunto.

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