Categoria: Giornalismo Costruttivo

Portobello, il nuovo supermercato solidale di Modena

Portobello è il nuovo supermercato solidale di Modena. I social market – o people market come amano chiamarli nel Regno Unito – sono ormai una realtà consolidata anche in Italia. Questo potrebbe non essere una buona notizia ma invece lo è. Perchè è bello sapere che si possono prendere iniziative di questo genere e ancor di più lo è sapere che qualcuno si impegna davvero a realizzarle. Quindi, ben vengano i supermercati solidali. Come per il supermercato torinese di cui ho parlato qualche tempo fa, anche per questo il concetto è semplice: si lavora qualche ora – part time oppure un giorno a settimana – in cambio di una remunerazione in spesa quotidiana. Cosi, si aiutano le famiglie in difficoltà a superare la crisi economica. Il supermercato Portobello – che verrà inaugurato il 28 giugno 2013 – è suddiviso in tre diverse aree: magazzino, vendita e area d’incontro con le associazioni. Uno spazio rifugio per i cittadini in condizioni economiche disastrose o poco più ma anche un vero punto di riferimento per chi vuole ottenere aiuto senza sentirsi di peso. La partecipazione al progetto ha una durata massima per famiglia pari a due anni. Al termine dei quali – cosi come se le condizioni economiche della famiglia migliorano – il beneficio viene sospeso per consentire a un’altra famiglia di poter partecipare al progetto. Se siete interessati ad avere più...

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Hunter Halder: da consulente a dispensatore di cibo ai poveri

Torno a voi per raccontarvi una storia bellissima accaduta in quel di Lisbona. Il protagonista è Hunter Halder, consulente in risorse umane che ha perso il lavoro due anni fa. Oggi è il fondatore del progetto Re-Food, organizzazione senza scopo di lucro che ogni giorno offre da mangiare a oltre trecento persone. Tutto è partito con un vestito di Babbo Natale e una bicicletta. Oggi è il progetto che potrebbe trasformare Lisbona nella prima capitale senza persone che soffrono la fame entro il 2014. Non solo, la città portoghese potrebbe essere la prima senza dispersione alimentare. Il sessantenne Hunter, nel cui corpo pulsa sangue americano come si legge nell’articolo pubblicato su IlFattoQuotidiano.it, ha semplicemente capito come utilizzare gli sprechi alimentari per sfamare chi ha bisogno. Ha cominciato con un quartiere e da solo. Si aggirava con la sua bici e una cesta tra ristoranti, panettieri e supermercati per raccogliere gli avanzi di cibo da portare agli abitanti più poveri del quartiere. Dopo un solo mese aveva già una trentina di collaboratori e oggi, in quello stesso quartiere di Nossa Senhora e Fátima, sono circa trecento i volontari che gli danno una mano. Si aggirano tra i 115 locali della zona salvando circa centomila pasti dai secchi della spazzatura. Ma il progetto è cresciuto ulteriormente conquistando il quartiere di Telheiras, circa un centinaio di volontari e 285 tavole calde. L’associazione...

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A tutto cielo: il primo agriasilo d’Italia apre nel milanese

Andare a cavallo, raccogliere frutta e poi mangiarla, piantare i semi, prendersi cura degli animali. A cosa vi fanno pensare queste attività? Di certo non a un asilo. E invece è cosi. A San Giuliano Milanese, in provincia di Milano, aprirà a settembre il primo agriasilo d’Italia. Altrochè aule chiuse piene di giochi e un’ora – o poco più – di aria al giorno. Un modo totalmente diverso per far vivere ai vostri bambini delle esperienze a diretto contatto con la terra. La giornata di questa speciale scuola materna, che si chiama A tutto cielo, si svolge tra attività legate al verde e alla natura. I bambini si divertono ma soprattutto imparano a rispettare l’ambiente, le stagioni, i cibi, gli animali. La giornata parte con una riunione, in cui vengono coinvolti gli stessi bambini, che consente di decidere gli impegni della giornata. Non mancano le regole e l’educazione, ovviamente, ma tutto in un ambiente molto attento e curato che consente ai bambini di vivere all’aria aperta. E cosi si imparano i numeri e le stagioni utilizzando i semi dell’orto, per esempio. La struttura privata, è stata messa in piedi dalla cooperativa Praticare il futuro. Potete trovare tutte le informazioni su praticareilfuturo.wordpress.com Torneremo a parlarne, promesso. Ti è piaciuto questo post? Condividilo con i tuoi amici.TwitterFacebookLinkedInGooglePinterestE-mailWhatsAppSkypeStampaTumblrMi piace:Mi piace...

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Torino: iniziativa per distribuire i farmaci non scaduti a chi è in difficoltà

Quello dei farmaci non scaduti che finiscono nell’immondizia è un annoso problema. Quegli stessi farmaci potrebbero essere utili a chi si trova in forti difficoltà economiche. Se poi aggiungiamo siringhe, cateteri, cerotti e pannoloni ci si rende conto dell’immenso spreco di tutto ciò. A Torino si è deciso di dire basta. Il Banco Farmaceutico e l’assessorato all’Assistenzaa del Comune stanno infatti lavorando a un protocollo condiviso che consente a chi non utilizza più farmaci di donarli a malati in difficoltà economiche. Un’iniziativa che dovrebbe fare il giro di tutta Italia e accogliere il consenso di tutti i nostri Comuni. Per non dire che dovrebbe diventare un protocollo nazionale… ma intanto ben venga l’iniziativa torinese. Grazie a questo progetto le farmacie comunali potranno raccogliere le confezioni di medicinali inutilizzati e non scaduti e potranno destinarle agli enti che si occupano di persone in difficoltà. Quegli stessi enti che ogni anno si rivolgono al Banco Farmaceutico. Da quanto si legge su LaStampa.it – dove potete anche andare a fondo sullo scandalo della Regione che non ha nemmeno risposto alla proposta fatta dieci mesi fa dal Banco Farmaceutico – il progetto coinvolgerà, in una prima fase, 100 farmacie. Il protocollo, inoltre, sarà esteso anche agli alimenti sostitutivi del pasto, ossia quelle sostanze somministrate attraverso cannule ai malati più gravi. Da sottolineare che l’iniziativa non avrà costi per il Comune che metterà a...

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Nuove professioni: la family manager

Casa e lavoro, famiglia e impegni: a volte è davvero difficile conciliare il tutto. Ci sono donne che riescono a gestire il tutto senza problemi perché “devono farlo”, quelle che rinunciano a qualche momento per sé e quelle che si divertono a organizzare le giornate in base agli impegni di tutti. Per le altre, quelle che proprio non ce la fanno, arriva la family manager. Avete capito bene. La buona notizia, in realtà, è la nascita di nuove professioni. Che poi si possa essere d’accordo o meno la certezza è che chi è a caccia di un lavoro può reinventarsi. E qui non si richiede esperienza (visti i commenti preciso che si intende non esperienza nel ruolo specifico ma ovviamente servono capacità organizzative). Per alcune donne organizzare tutto il menage familiare è cosa assai complicata. Per loro Nicole Pagani, che ha creato il servizio per neo-mamme MyBabyPlan di cui si parla oggi sul sito Corriere.it, ha delineato la figura della family manager. Un vero pronto soccorso per le mamme alle prese con i primi mesi di vita dei piccoli. Questa nuova figura professionale deve avere grandi capacità organizzative e di gestione barcamenandosi tra impegni quotidiani, tempo libero, necessità dei bambini e della famiglia. A lei, infatti, il compito di programmare le attività di svago della mamma, occuparsi delle scadenze burocratiche dei bambini come vaccinazioni, ricerca asilo o baby sitter,...

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