Che tutti abbiamo bisogno di coltivare la speranza, il benessere e lo sguardo verso un futuro migliore è un’evidenza. Che le notizie positive possano aiutarci in questo è spesso messo in discussione. La percezione è che le notizie positive siano di poca rilevanza, che siano leggere (come se la leggerezza fosse un difetto peraltro!) che siano fini a se stesse. Per lo più si crede che siano notizie raccontate da buonisti, da persone che vivono un po’ sopra le nuvole e molto distanti dalla realtà.

Luoghi comuni, certo, ma cosi comuni da renderli reali nella mente delle persone. In verità, quello che sta accadendo, è che le ricerche sul mondo dell’informazione da un lato e l’interesse della psicologia positiva dall’altro dimostrano come sia fondamentale incrementare il numero di notizie positive sui media e di come questo possa avere un ruolo determinante nel creare una cultura del benessere nelle persone. Le notizie positive ci fanno stare meglio. Ma ancora più interessante è stato per me scoprire che le notizie positive ci rendono meno passivi rispetto all’inondazione di notizie e ci impegnano. Le notizie positive ci ispirano e ci fanno credere nel possibile.

Allora, da dove arrivano i luoghi comuni di cui vi ho parlato? Sostanzialmente da sei miti che si sono creati e che ora vorrei sfatare con voi.

Le notizie positive creano un senso di finta sicurezza nel mondo.
Lo scopo delle good news non è affatto di rassicurare il lettore. Non è un “stai tranquillo che va tutto bene”. Questo non sarebbe utile e tantomeno reale. Il loro scopo, invece, è di mostrare una soluzione ai problemi esistenti e mostrare cosa è possibile realizzare. Pubblicare storie di chi ce l’ha fatta stimola all’emulazione, speranza e incrementa la consapevolezza del proprio potenziale. (Attenzione perché anche le cattive notizie favoriscono l’emulazione)


Le notizie positive sono frivole.

Dipende dalla notizia. Se ci riferiamo al gattino salvato da un albero posso anche essere d’accordo, ma queste sono news di colore non costruttive. A meno che non si racconti la tecnica per far scendere il gattino o di un’associazione impegnata in questo. Quello che fanno le vere good news è di raccontare storie di innovazione, iniziative, progresso, soluzioni, costruzione della pace, aspetti positivi della società. Valori che è un bene portare avanti.

Le notizie positive ci rendono passivi.
Ciò su cui portiamo attenzione si amplifica. Quindi se porto il focus sulle notizie positive il risultato sarà che alimento emozioni positive dentro di me. Questo mi rende certamente una persona più motivata a fare qualcosa, a contribuire al mondo. Non sono senza speranze ma osservo una realtà che fa concretamente. Sto parlando di emozioni come gioia, interesse, felicità e speranza. Tutti stati emozionali che contribuiscono al nostro benessere come afferma il prof. Martin Seligman, padre della Psicologia Positiva.

Le notizie positive sono l’opposto delle notizie negative.
Non stiamo parlando di due poli estremi, stiamo piuttosto parlando di due piatti della bilancia. Nel giornalismo costruttivo, positivo e negativo collaborano e coesistono con un unico obiettivo: mostrare la realtà in tutti i suoi aspetti favorendo il dialogo verso le soluzioni ai problemi.

Le notizie positive non sono importanti quanto le notizie negative.
Un giornalismo costruttivo bilancia i media. E’ proprio lo scompenso a favore del negativo che causa effetti devastanti sulle persone e sulla società: ansia, senso di abbandono, ostilità, indifferenza, paura e rifiuto. Talvolta anche rifiuto delle notizie stesse.

Le notizie positive sono inappropriate quando si tratta di raccontare le cose terribili che accadono nel mondo.

La deontologia del giornalista dice che occorre raccontare la realtà. E quale realtà è fatta solo di aspetti negativi? Sarebbe un’assurdità, non credete? Dovere del giornalista è raccontare i fallimenti come i successi, le forze come le debolezze, le eccellenze umane come gli scandali e la corruzione, le soluzioni come i problemi e il progresso come la recessione. Su questo tema vi invito a leggere l’articolo che ho pubblicato dopo i fatti di Parigi del novembre 2015. E’ una questione di percezione e di punti di vista.

Pretendere di stabilire quello che accade nel mondo leggendo il giornale è come cercare di capire che ora è osservando le lancette dei secondi di un orologio.

Ben Hecht

Andate oltre la notizia sempre. Anche quando state leggendo di un disastro, di una polemica, di un disagio, di un fallimento. Andate oltre, ponetevi sempre la domanda: cosa c’è al di là di questo fatto di cronaca? Cosa si può imparare da questa storia? Quale può essere il lato positivo? Fatelo da lettori consapevoli.

Perché rifiutare le notizie non è un bene, comprendere che esse non rappresentano il mondo nella sua completezza è fondamentale.