Esistono i bambini riconoscenti e consapevoli di ciò che hanno nella vita? Si. Li ho conosciuti e ne ho tratto grande ispirazione. Ogni volta noto che questi atteggiamenti positivi sono semplicemente l’emulazione di comportamenti degli adulti. Soprattutto di quelli di riferimento: genitori, nonni, insegnanti, zii. I bambini hanno la tendenza a fare ciò che vedono più che ciò che gli viene imposto. Io stessa ho testato il modello dell’esempio su Giulia che ha 5 anni. Lei mi osserva sempre e osserva mio marito. In lei, noi, rivediamo molti dei nostri atteggiamenti.

Per questo motivo spesso penso che noi genitori dovremmo osservare i nostri figli per riuscire a vedere come ci comportiamo. Sono uno specchio meraviglioso e anche implacabile.

La società, spesso, non ci viene in aiuto perché ci porta facilmente verso una generazione di bambini viziati e con la percezione di poter ottenere tutto. Io e Antonio, mio marito, ci siamo sempre chiesti se era giusto far avere a Giulia ogni cosa che avesse chiesto. Siamo stati entrambi molto risoluti: no. Non è giusto.

E’ molto più importante far comprendere loro il valore dei sentimenti, delle famose “piccole cose” che ci rendono felici. Attenzione, questo non significa non accontentare i bambini ma nel farlo con consapevolezza e con cura.

Nel mio libro “Dire, Fare…Ringraziare” ho dedicato un intero capitolo alla gratitudine insegnata ai bambini. L’ho fatto perché bambini grati oggi sono il seme di un mondo migliore domani. E’ importante trasferire loro dei principi di amore, dedizione, gratitudine e consapevolezza. Sempre usando il linguaggio dei bambini e portando il nostro esempio.

Se si comincia quando sono piccolissimi è più semplice perché sono una vera tabula rasa. In ogni caso si può cominciare in qualunque momento a invertire la rotta: magari ci serve solo un po’ di pazienza e determinazione in più.
Di seguito vi racconto quelli che per me sono i punti essenziali per educare un bambino ad essere riconoscente e grato. Quindi felice.

Trovate sempre il lato positivo delle cose.
Nascondere le cose meno belle non è una buona tattica. Farebbe crescere i bambini in una bolla di vetro dalla quale dovranno uscire prima o poi. E potrebbe essere molto doloroso. E’ più costruttivo per loro raccontare le cose come stanno ma focalizzare l’attenzione su quello che di positivo c’è anche in una situazione difficile. Vi faccio un esempio. Giulia ha avuto modo di conoscere il suo nonno paterno per soli due mesi prima che ci lasciasse per una malattia. Le abbiamo raccontato sempre la verità – compreso il fatto che l’avesse aspettata prima di lasciarsi andare e la forza della sua malattia – e poi le abbiamo detto che la cosa meravigliosa è che lui è sempre accanto a lei perché l’ha desiderata tanto. Da quando parla, Giulia spesso ci dice che fa delle domande al nonno e lui, naturalmente, le risponde. Portarla al cimitero è facile per noi. Lei vuole andarci ed è serena. Un altro esempio che voglio portarvi riguarda gli eventi terribili di Parigi dello scorso novembre. Ma per questo vi rimando all’articolo che avevo scritto.


Fate domande del tipo “Che cosa accadrebbe se…”

Queste domande stimolano la fantasia dei bambini. E’ il potere delle domande di cui spesso vi racconto. “Cosa accadrebbe se non avessi una casa dove dormire?” Una domanda che a noi adulti potrebbe apparire angosciosa, ai bambini scatena una fantasia meravigliosa. Potreste sorprendervi. Provate a pensare a cosa potreste chiedere ai vostri figli o nipoti. “Che cosa accadrebbe se dovessimo cambiare città?” per esempio.

Siate riconoscenti.
L’esempio arriva sempre dall’alto. I bambini ci osservano davvero. Sempre. Anche quando crediamo che non lo facciano. Siate riconoscenti se qualcuno vi tiene la porta o se vi fa passare a un incrocio. Giulia ringrazia con la manina come faccio io. E garantisco che non le ho mai chiesto di farlo. Saluta sempre le persone per strada e se entra in un bar saluta tutti i presenti. Lo ha visto fare a noi e a mio papà con cui passa molto tempo.

Condividete un momento di gratitudine.
Come racconto nel mio libro, ogni sera prima di lasciare la camera di Giulia facciamo il gioco della gratitudine. Le chiedo di dirmi 3 cose belle della giornata. Lei si ferma a pensare e poi mi racconta i suoi momenti speciali. Spesso molto semplici, è una bambina. Questo esercizio è un allenamento potente per loro. Si addormentano felici ed è una forma di diario della gratitudine versione easy. Chissà che un domani non possa diventare un’abitudine adulta.

Fate le cose per piacere.
Ci sono delle attività da fare con i bambini che spesso viviamo come dei doveri. Banalmente anche prepararsi per andare a scuola sono attimi faticosi. Ma c’è un modo per renderli diversi. Io ho trovato beneficio nella sveglia all’alba che mi consente di prendermi il mio tempo e di svegliare Giulia quando sono serena e non in affanno. Poi facciamo colazione raccontandoci il sogno o dei pensieri e mettiamo su la musica. Lei ha una sua playlist su Spotify con le canzoni che sente in radio e che le piacciono. A questo ritmo ci prepariamo ballando e ridendo. Straordinario. Questo stesso effetto lo possiamo avere in ogni altra attività se cominciamo a viverle come piaceri e non doveri.

Condividete dei momenti di volontariato.
Giulia sa che esistono bambini meno fortunati di lei. Anche in questo caso abbiamo sempre soddisfatto la sua curiosità con la verità raccontata in modo delicato. Quando vi capita di preparare i sacchi di abiti da donare fatelo con loro. Li rendete orgogliosi di aiutare qualcun altro e, al tempo stesso, consapevoli dei doni che hanno. Se poi riuscite a coinvolgerli in attività sul campo allora ancora meglio. Per esempio, con i bambini più grandi, è possibile andare in una casa anziani per fare loro compagnia oppure pulire il parco del vostro comune.

Questi piccoli accorgimenti quotidiani possono davvero fare la differenza nell’atteggiamento dei bambini. Li predispone a un altro modo di vivere e li rende felici.

E ora tocca a voi…cosa fate per stimolare la gratitudine nei bambini?