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Gratitudine e adolescenti: un legame possibile

«Cara Assunta, vorrei coinvolgere mio figlio adolescente in un percorso di gratitudine». Numerose sono le mail che ricevo da parte di genitori desiderosi di passare ai propri figli l’abitudine alla gratitudine. Quando incontro una mamma o un papà che mi guardano dritto negli occhi e mi dicono: «aiutami a fargli scoprire la gratitudine» sento sempre un forte tuffo al cuore. Perché gli adolescenti ci appaiono incomprensibili, complicati e poco collaborativi. In realtà sono anime in trasformazione che hanno solo necessità di essere ascoltate. Esiste un modo diverso per aprirsi ai ragazzi? E per creare un legame tra gratitudine e adolescenti? Esiste.

Tenere un diario personale: l’abitudine efficace

Scrivere. Dobbiamo tornare a scrivere. Abbiamo perso l’abitudine della scrittura a mano e questa è una mancanza per la nostra mente, le nostre emozioni e la nostra qualità della vita. Va bene tenere l’agenda sullo smartphone o prendere appunti sull’app Notes, ma inseriamo tra le nostre abitudini quotidiane dei momenti di scrittura a mano. Tenere un diario è quella più semplice, pratica ed efficace. Lo dicono anche grandi nomi del passato.

Se sei scarico di energia non sei utile a nessuno

Ci sono momenti in cui ci sentiamo totalmente scarichi, svuotati, con la sensazione di faticare a compiere qualunque azione. Quelli sonno i momenti per fermarsi e nutrire il proprio spirito. Il riposo è fondamentale per poter procedere con l’energia giusta e donare al tempo il valore che merita. Quando sei scarico di energia non sei utile agli altri e nemmeno a te stesso.

Scegliere di celebrare il fallimento

Provare e poi fallire non è affatto una cosa simpatica. Ci sentiamo feriti, dispiaciuti e a volte arrabbiati. Il vero problema è che quando accade un fallimento ci buttiamo giù e perdiamo la voglia di provarci ancora. Ma se solo riuscissimo a celebrare il fallimento considerandolo come un passo verso un eventuale successo potremmo continuare a metterci forza. Potremmo continuare a provare e, probabilmente, raggiungere i risultati sperati. Resilienza e perseveranza: queste sono le due parole chiavi che ruotano intorno a questa riflessione.

La pericolosa cultura del “mollo tutto e…”

Siamo immersi nella cultura del “mollo tutto”. Non mi piace il mio lavoro: mollo. Non sto bene nella mia relazione: mollo. Alcune amicizie vacillano: mollo. Non ottengo risultati: mollo. Qualche giorno fa leggevo l’ennesima storia di chi ha mollato tutto per andare altrove e ricominciare e questo ha fatto risuonare un campanello in me. Sono stata anche io una fan delle storie “Mollo tutto e…” da lettrice e anche da giornalista alla ricerca di percorsi ispiranti. Ma oggi, con una nuova consapevolezza, mi chiedo: è sempre il caso di mollare?

La nostra responsabilità di lettori

L’informazione, in qualunque forma, ci racconta le storie del mondo in cui viviamo. Ma sappiamo tutti che questa non è la fotografia completa della realtà. Quella che ci viene presentata è solo una piccola frazione del mondo. Noi lettori questo lo sappiamo. Ed è in questa consapevolezza che si cela la nostra responsabilità e la nostra scelta.

Stai sprecando il tuo talento? Hai la sindrome dell’artista affamato

Sono una giornalista e solo qualche settimana fa ho scoperto che per molti anni sono stata affetta dalla sindrome dell’artista affamato. Un concetto molto ampio che vi rendo più chiaro cosi: la scelta di sprecare il proprio talento. E’ quello stato di insoddisfazione e frustrazione in cui ci troviamo quando abbiamo la sensazione di non credere abbastanza in noi stessi, di non riuscire a esprimere il nostro talenti, di sentirci in colpa a chiedere denaro per le nostre doti innate. Non crediamo di poter costruire una vita basata sul talento.

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