Questi sono giorni di grande riflessione per me. In realtà penso che lo siano per tutti. I fatti di Parigi hanno sconvolto la nostra quotidianità. Ci siamo ritrovati a pensare “e se accadesse in Italia?”. Ci siamo trovati a cercare di comprendere cosa stia succedendo. Ci siamo guardati intorno e, in alcuni momenti, abbiamo provato paura. E’ accaduto anche a me, poi, però, mi sono detta “Credo nella forza dell’amore e della gratitudine” non posso farmi sopraffare dalla paura che immobilizza.

Quando venerdì sera sono rientrata da una serata con le mie amiche ho provato un senso di spaesamento. Ho guardato Giulia che dormiva e mi sono chiesta “Come glielo spiego?”. Lei ha 4 anni. Le stiamo insegnando l’amore. Da quando c’è lei non guardiamo più i telegiornali.

Come lo spiego a mia figlia quello che è successo a Parigi?

Sabato mattina ci siamo svegliati, abbiamo fatto colazione e poi lei si è messa a giocare. L’ho guardata a lungo. Poi mi sono detta “Le racconto i fatti”. E cosi le ho spiegato che erano successe delle cose brutte non molto lontano da noi, in una città che mamma e papà amano molto. Che alcune persone arrabbiate avevano fatto del male ad altre persone. Che una città era stata rovinata. Che qualcuno era volato in cielo per questo. Che gli abitanti della città si erano messi a disposizione per aiutare chi era in difficoltà.

E lei con un grande sorriso e gli occhioni spalancati mi ha detto: “Ma allora dobbiamo dire grazie alle persone che hanno aiutato”. Era l’unica cosa che le era rimasta in mente di un racconto di 5 minuti in cui ho nominato odio, rabbia e morte.

E’ stato in quel momento che ho deciso di scrivere il post che sta generando tanti commenti – di sostegno e contrari – sui social media. Avevo voglia di raccontare che i fatti di Parigi erano fatti ma che il modo di raccontarli poteva essere diverso. Volevo scrivere che si può scegliere di sbattere in prima pagina parole come “guerra” “odio” “morte” oppure come “amore” “condivisione” “aiuto” “sostegno”. Tutte erano adeguate a quei fatti. Tutte nello stesso modo.

Volevo farlo e l’ho fatto. Ho scritto.

E cosi mi sono trovata a passare il weekend a rispondere a messaggi di ogni genere. Tanti, e davvero tanti, di sostegno. Ma anche qualche critica, soprattutto da colleghi giornalisti che non hanno visto di buon occhio il mio espormi a favore di un giornalismo costruttivo. Qualcuno mi ha dato della buonista… ma questa ormai è una vecchia storia a cui sono abituata. Difficile far comprendere a chi non vuole che buonismo e atteggiamento costruttivo sono due cose diverse. Ma quando si reagisce con l’odio la mente è offuscata. Si sa.

Rivoltarsi contro chi uccide sperando di ucciderlo. Ecco questo, lo ammetto, è un concetto che non comprendo. Ma qui andiamo a toccare altri tasti.

Quello che ho vissuto domenica ha rafforzato i miei pensieri. Ho avuto il grande piacere di trascorrere una giornata intera ascoltando parole di grande ispirazione durante il convegno “Tra corpo e psiche” organizzato da Il Volo delle Colombe e Arte di Essere.

Sul palco si sono alternati dei relatori davvero speciali. Ognuno di loro ha raccontato un proprio percorso di vita e professionale. Tutti stanno impegnando le proprie energie per aiutare gli altri. Il Dott. Nader Butto, cardiochirurgo, ha spiegato la sua tecnica Feel per agire sulle emozioni e i ricordi che ci fanno stare male e provocano malattia. Claudia Rainville ha raccontato come la Metamedicina possa essere una medicina di prevenzione grazie all’ascolto del proprio corpo e della propria mente. La mia cara amica Katya Giannini ha dimostrato il male che ci può fare la rabbia. Gianni Vota, ingegnere, ha parlato della fisica quantistica in un modo mai visto prima. Igor Sibaldi, con la sua ironia, ci ha accompagnato attraverso i meandri della mente per scoprire l’effetto dei traumi sul nostro corpo.

Relatori molto diversi tra loro.
Persone con storie ed esperienze differenti.
Diversi punti di vista.
Linguaggi dalle differenti sfumature.

Ci sono state due cose che hanno accumunato tutti: amore e gratitudine.

Sono state le parole che ho ascoltato a gran voce da più parti.
Sono state le parole che hanno emozionato il pubblico in sala.
Sono state le parole che mi sono portata a casa.
Sono le parole che possono fare la differenza.
Sono le parole che fanno sentire vibrazioni potenti nel corpo e nella mente.
Sono le parole in cui io credo.
Sono le parole che voglio emettere ogni giorno.
Sono le parole che dovrebbero essere pronunciate da ogni leader politico.
Sono le parole che sabato mattina avrei voluto leggere sui giornali.

Perché se è vero che non possiamo cambiare quel che è successo, possiamo certamente cambiare quel che deve accadere.

Come ha scritto Richard Romagnoli in un bellissimo articolo su Huffington Post: un vero leader, quando è tale, conduce alla pace. E invece tra le voci della politica e quelle dei giornali tutto ciò che abbiamo fatto in Italia in questi giorni – e in passato – è stato arruolare nuove persone nell’esercito dell’odio.

Mi chiedo che senso abbia.
Ma non ne ha, quindi non trovo risposta.

Scusate ma io torno alle mie vibrazioni di amore e gratitudine. Perché in queste ci vedo condivisione, dialogo, apertura e futuro.
Ci vedo anche una possibilità che fino a oggi non è stata presa in considerazione.

E se fosse la soluzione?

 


Comincia subito il tuo viaggio nella gratitudine

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